Genesi 2:7 descrive così la creazione del primo uomo, Adamo: “E Geova Dio formava l’uomo dalla polvere della terra e gli soffiava nelle narici l’alito della vita, e l’uomo divenne un’anima vivente”.
La parola ebraica spesso tradotta “spirito” è rùahh. Può avere vari distinti significati a seconda di come è usata e del contesto in cui compare. In alcuni casi rùahh indica un invisibile movimento d’aria e può quindi tradursi “vento”.
La parola può anche indicare uno “spirito”, un essere invisibile come un angelo, o anche Dio stesso. Tuttavia Salmo 104:29 illustra un altro significato di rùahh, cioè quello di forza vitale. Vi si legge: “Se [tu, Dio,] porti via il loro spirito, spirano, e tornano alla loro polvere”.
Sì, come mostrano questo e molti altri versetti, sia gli uomini che gli animali hanno un’impersonale forza vitale, o spirito, che è presente in ogni cellula del corpo vivente. La Bibbia mostra che senza questo spirito vitale sia l’uomo che l’animale sono morti. - Eccl. 3:19; 9:10;
Vi è quindi una caratteristica comune: avete questo spirito della vita o forza vitale. Come potete mantenerlo? Avete bisogno di mangiare, bere e riposarvi. Ma, cosa ancor più immediatamente essenziale, avete bisogno di assumere ossigeno, di respirare, perché se smetteste di farlo anche solo per pochi minuti, potreste morire. In effetti il respiro è la principale prova visibile che una persona è viva, cioè che ha in sé lo spirito della vita.
Perciò la Bibbia collega strettamente, o addirittura mette in parallelo, “alito” o “respiro” (ebraico, neshamàh) e “spirito” (rùahh).
Per esempio Genesi 7:22 dice riguardo agli uomini e agli animali che morirono al Diluvio: “Tutto ciò nelle cui narici era attivo l’alito [neshamàh] della forza [o spirito, rùahh] della vita . . . morì”.
Che accadde quindi quando Dio creò Adamo? Dapprima Geova fece un corpo umano. Ma esso era privo di vita, morto. Di che cosa aveva bisogno per divenire vivo e per essere un’anima vivente? Un semplice soffio d’aria o respiro nei polmoni del corpo senza vita non sarebbe stato sufficiente, come non servirebbe a nulla praticare la respirazione artificiale al cadavere di una persona morta da diverso tempo.
Di conseguenza quando Genesi 2:7 dice che Geova soffiò nel corpo “l’alito della vita”, si deve intendere in questo caso qualcosa di più del semplice respiro o aria in movimento nei polmoni. Era “l’alito della vita”.
Ma che accade quando una persona muore? Come risultato smette di respirare. Ben presto la scintilla della vita o forza vitale che era nelle sue cellule si estingue. A questo punto la persona non può essere aiutata con la respirazione artificiale. Qui non s’intende che un’invisibile anima immortale o qualcos’altro esca letteralmente dal corpo e vada in cielo per essere accolta da Dio. Significa semplicemente che l’eventuale possibilità che quella persona morta ritorni in vita è nelle mani di Dio.
