La vita tra continuo affannarsi: tra malessere esistenziale, salute e respiro

L’intera esistenza sarebbe permeata da un’idea negativa sia del passato che del futuro, che non permette di aprirsi alla gioia e di vivere il tempo presente, al quale non si riesce più a dare senso. Giuseppe Berto chiamava questa condizione “male oscuro”, riferendosi a un senso di agonia travolgente che non gli consentiva più di fare nulla se non che stare in una sorta di limbo e che lo angosciava soprattutto per il fatto di non sapere per cosa stesse soffrendo, visto che il suo modo di sentire gli risultava alquanto anomalo. La depressione esistenziale è descrivibile come la difficoltà a trovare un senso al momento di vita che si sta affrontando.

Questo potrebbe dipendere da una crisi a seguito della quale si perdono i propri punti di riferimento e non si ha più motivazione ad andare avanti, come può succedere nel caso della perdita del lavoro, di una separazione o di un lutto. La depressione esistenziale è dettata principalmente da una serie di considerazioni negative sulla vita che portano la persona ad abbattersi e che diventano avvilenti. Le sensazioni di malinconia, impotenza e incapacità di proiettarsi nel futuro che la distinguono, non derivano dagli stessi fattori scatenanti che determinano gli stati depressivi veri e propri.

L’origine del malessere non è soltanto psicologica, ma anche biologica, nel senso che le cause incidenti sono per lo più variabili esterne, cioè indipendenti dai fattori genetici o dalla familiarità del disturbo, come nel caso della depressione patologica. Il senso di vuoto, tristezza e solitudine sono da addurre alle riflessioni legate alla messa in discussione del valore della vita piuttosto che ad eventi traumatici, conflitti o vissuti dolorosi. Tra queste troviamo in primis la riflessione sulla morte e sull’ineluttabilità della vita, nonché sui motivi per i quali accadono certi eventi, che induce a provare sentimenti di forte ansia e ad isolarsi.

Dato che sono pochi gli studi in merito alla depressione esistenziale, è complesso definire il concetto in maniera univoca, sebbene si possa affermare con certezza che si tratta di una forma di infelicità e di insoddisfazione perenni, come se la persona non riuscisse a godere di ciò che ottiene e fosse interessata soltanto a cercare il significato di quello che fa e che gli accade nella vita, giungendo spesso alla conclusione che non ci siano molte ragioni valide per cui valga la pena affannarsi a raggiungere determinati obiettivi. Ci sono poi alcune persone che, più di altre, sono caratterialmente predisposte a sviluppare la depressione esistenziale: alcuni loro tratti possono essere masochismo, pessimismo, incapacità di vedere il lato positivo delle cose, abbattimento e scoraggiamento di fronte ad esperienze di fallimento, percezione negativa della vita e degli altri, sensibilità eccezionale, percezione del senso di ingiustizia.

Buon pomeriggio, dopo lunghe riflessioni ho deciso di scrivere su questo sito il mio caso, nella speranza, per lo meno che qualcuno dei vostri consigli riesca a sbloccarmi dalla situazione in cui mi trovo. Cercherò di essere sintetico per quanto vano sarà qualsiasi tentativo di racchiudere in pochi righi tutto quello che ho dentro, prometto di evitare il superfluo se è possibile. Devo innanzitutto chiarire che non avrei mai il coraggio di parlare di presenza ad uno psicologo né tanto meno riuscirei mai a dire ai miei genitori dello stato in cui forse da 5 anni mi trovo, non vi nascondo che preferirei convivere con qualsiasi mostro mi dimora che sconfessare ai miei genitori che la mia vita, dopotutto, non è così serena. Vi chiedo dunque di non consigliarmi di andare da uno psicologo non ci riuscirei.. davvero.

Forse è necessario dirvi che vi scrivo in un momento non depressivo e che quello che vi scrivo sono tutte le parole che avrei voluto scrivere in un altro momento (adesso, ad esempio mi sembra di descrivere me stesso, ma in uno stato di apatia che non ha niente a che fare con i momenti di depressione). La mia personalità è oscillante ma non varia tra stati di ottimismo e pessimismo, bensì la mia vita è un disordine contunuo e disordinato è anche tutto quello che faccio (troppo da dire e da voler fare a cui non riesco a dare un ordine) .. so di esagerare ogni aspetto della mia esistenza, mi vedo un Don Chisciotte, un folle che nel non accettare la noia dell'esistenza (ho davvero difficoltà nel descrivermi) ne crea una su sua misura è mi sembra quasi che le persone che mi circondano siano cieche.

Vedete io ad esempio mi dispero perché ho come l'impressione di essere totalmente impazzito e che quel che vedo, che sento nel guardare una ragazza nell'ascoltare il mio pianista preferito sia falso, dovuto alla mia immaginazione che alla realtà dei fatti. Ragiono, ragiono continuamente sto sempre sdraiato nel mio letto e penso e mi chiedo in che modo devo vivere.. La mia mente è un colabrodo di pensieri e non riesco alla fine a raggiungere nulla di concreto (È bene precisare che sto ricreando nel modo di descrivermi la confusione che ho in me, so di ragionare bene ma pensavo che forse era così che dovevo descrivermi) .

Una parola basta per riassumere tutto me stesso: Incertezza, incertezza del domani, incertezza dei miei pensieri, che tutto quello che sò e spazzatura, sciocchezze l'indecisione dell'agire del parlare.. Mi vedo un poeta senza lettere, un uomo di forti sentimenti ma tra questi e la realtà un muro insormontabile. Ho stati d'animo che variano tra depressione-insicurezza e quiete, sento di star diventando schizofrenico e che quel che vi parla ora sia il mio io moribondo sanguinante che spira l'ultimo lamento..

Ho appena riletto e devo dire che per la prima volta sono riuscito a dare testimonianza scritta del modo in cui penso. Ecco a voi dunque, quello che avete letto sopra dunque non è nulla: impressioni, giudizi fugaci, ma che ben parlano del modo errato dei miei pensieri. È da questo che voglio guarire! Dal disordine della mia vita! Perché penso che soltanto facendovi parte del mio disordine potevate davvero comprendermi. Ciao William, mi chiamo Antonella e ho 38 anni. Sono specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e faccio clinica da 5 anni. Tra le tue righe leggo tutto il dolore che cio' che ti sta accadendo porta con se', la paura di non farcela e di essere ad un punto di non ritorno.

Parlo di disordine, pensiero che fugge, (allucinazioni?)', difficolta' a guardarti dentro e parlare di te. Non voglio darti nessun consiglio ti chiedo solo di notare come la tua mente con i suoi giudizi, le sue valutazioni, le sue regole stia cercando di cucirti addosso un etichetta diagnostica che sembra non avere alcuna possibilita' di cura e che in realta', se non ho capito male, non e' stata ancora confermata da uno specialista. Prova a chiederti dove ti ha portato finora la tua mente? Seguire i tuoi pensieri, rimuginare su di essi cosa ti ha permesso di fare? Ha risolto il tuo probelema? O e' diventato forse il problema stesso? E se il vero problema non fosse il disordine di cui parli ma il modo in cui ti rapporti ad esso?

Caro William, il caos da Lei tratteggiato sotto il profilo psicologico indica gli albori di una vita psichica in nuce che ha necessità di prendere forma, ma indica anche la necessità di una trasformazione che in natura avviene per il susseguirsi degli eventi. Forse la sua indecisione, la sua incertezza che talvolta appaiono e sulle quali riflette nei momenti di quiete evidenziano un periodo di transizione verso nuovi orizzonti che al momento non sono ancora delineati. Il disordine nella psiche a cui accenna probabilmente deriva dal non aver focalizzato obiettivi delineati ai quali far riferimento che potrebbe essere utile far emergere, nei momenti di riflessione ai quali si dedica, come immagini dipinte in un quadro: Mandala che illuminano e a volte tracciano, un percorso da seguire.

La comprensione che chiede è indispensabile, se crede possa esserLe d'aiuto mi scriva poiché ha difficoltà ad esprimersi con le parole cerchi nel suo animo di poeta senza lettere le parole per raccontarsi. Ciao in base alla tua richiesta di aiuto, se non vuoi rivolgerti ad un collega, via online non risolverai il tuo problema, il fatto che tu ne abbia parlato è stato coraggioso ed importante, il passo successivo è farlo in una terapia privata con qualcuno, farlo online è il primo passo. Se ti senti un poeta, prova a scrivere poesie, se pensi che quello che dici e sai è tutta spazzatura, tranquillo c'è chi dice peggio di te! Nel senso che la vita è fugace per sua natura, l'incertezza è l'unica certezza e tutto è relativo, come sosteneva Einstein.

Gentile William, la prima sensazione che ho avuto leggendola è quella di una forte sofferenza, tanto forte in lei, in quanto portatore di una sensibilità particolarmente accentuata e che proprio a quest'età manifesta la sua possibilità più acuta. Capisco il suo disagio a confrontarsi con uno psicologo, per la paura di essere irretito in una disamina fine a se stessa, ma non conoscendola è difficile dire qualcosa che possa esserle veramente di aiuto; ci provo. Provi a non chiudersi in se stesso pensando di essere l'unico a sentirsi confuso, a non sapere se quello che sente è vero o solo frutto di fantasia; accetti questa confusione sapendo che è passeggera e che, a poco a poco, le cose le si chiariranno.

Certo, per quanto possa risultare difficile, non sfugga il confronto con i suoi coetanei: trovi le compagnie che sente più affini, ci sono! Si guardi attorno; tra i tanti che le sembreranno vuoti e lontani dai suoi pensieri, troverà quelli con sensibilità come la sua, a cui dare la sua attenzione e con con cui poter dire di sé. Infine, se il rapporto con i suoi genitori, in questo momento, lo sente abbastanza buono, che ne pensa di far leggere la lettera che ha scritto? Chissà che non si crei una buona comunicazione che possa farle sentire meno pesante il momento che vive: a volte succede!

Le auguro di trovare presto sempre maggiore senso al perchè si vive. L'ansia per la conservazione di questa sua esistenza riempie di regola l'intera vita dell'uomo. La vita della maggioranza non è che continua battaglia per l'esistenza, con la certezza della sconfitta finale. Ma ciò che fa perdurare l’uomo in questa battaglia cosí accanita non è tanto l’amor della vita, quanto la paura della morte. La vita stessa è un mare pieno di scogli e di vortici, ai quali l’uomo cerca di sfuggire con massima prudenza e cura, pur sapendo che, anche quando riesca con sforzi e precauzioni di scamparne, si avvicina ad ogni passo, anzi vi dirige in linea retta il timone, al totale, inevitabile, irreparabile naufragio: la morte.

riferimenti visivi su depressione esistenziale e respiro

La sua esistenza dunque è un perenne morire. Come il nostro cammino ci appare come una caduta costantemente trattenuta, cosí la vita del nostro corpo è una morte costantemente trattenuta, una morte rinviata ad ogni istante. Ciascun respiro respinge la morte che ognora incombe, con la quale noi ci troviamo a combattere ad ogni minuto, come la combattiamo, ad intervalli piú lunghi, con ciascun pasto, con ciascun sonno. A questo punto, è utile introdurre alcuni concetti chiave legati al respiro come fenomeno vitale, che sarà utile per inquadrare l’intersezione tra malessere esistenziale e disturbi respiratori.

Ti è mai capitato di sentirti affaticato dopo una rampa di scale o di avere l’impressione di “non avere abbastanza aria”? Respirare è il gesto più naturale che compiamo, ma anche uno dei più importanti. È così automatico che spesso ci accorgiamo della sua importanza solo quando qualcosa lo rende più difficile. La difficoltà respiratoria non ha sempre un’unica causa. A volte può dipendere da uno sforzo fisico non abituale, da un’influenza o da un’allergia stagionale. In questi casi, la figura di riferimento è lo pneumologo, il medico specialista dell’apparato respiratorio.

La risposta è semplice: quando avverti uno o più sintomi che ti limitano nella vita quotidiana. Questi sintomi possono essere legati a condizioni come asma, bronchite cronica, BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), oppure a disturbi meno noti ma comunque importanti, come le apnee notturne o le allergie respiratorie. Durante una visita pneumologica, il medico raccoglie informazioni sulla tua storia clinica, ascolta i tuoi sintomi, e se necessario esegue o prescrive esami come la spirometria, un test semplice e non invasivo che misura la funzionalità dei polmoni. L’obiettivo della visita non è solo fare una diagnosi, ma anche prevenire l’aggravarsi di disturbi cronici e migliorare la qualità della vita.

Immagina di poter riprendere a fare una passeggiata senza fermarti per il fiatone. Di dormire meglio la notte, senza risvegli improvvisi. Di affrontare la giornata con più energia, senza quella sensazione costante di affanno. Al Centro Medico San Magno ci occupiamo di salute respiratoria con attenzione e competenza. Offriamo visite pneumologiche con specialisti esperti, che mettono al centro la persona e non solo il sintomo. Non aspettare che il problema si aggravi.

Il fiato corto (o dispnea) è un disturbo molto comune che possiamo avvertire anche svolgendo le attività più banali. Per esempio, dopo aver salito delle rampe di scale, dopo aver camminato velocemente o corso per non perdere un treno. Quali possono essere le cause del fiato corto? La dispnea (più comunemente conosciuta come “affanno”) si presenta come una sensazione di mancanza di fiato, soggettiva e differente da persona a persona. È pertanto fondamentale ascoltare il paziente poiché in grado di fornire informazioni fondamentali sulla causa alla base di questo sintomo.

Durante l’auscultazione del torace, l’attenzione deve essere diretta a variazioni di intensità, della qualità e della continuità del fisiologico rumore respiratorio (murmure vescicolare). Radiografia del torace, per valutare eventuali addensamenti polmonari, versamento pleurico, cifoscoliosi, alterazione della distribuzione vascolare polmonare. Il motivo principale per cui insorge è attribuibile alla discrepanza tra la richiesta d'ossigeno dell'organismo e la capacità di rispondere a quest'input. Nella maggior parte dei casi, l'affanno è un sintomo che risulta da malattie dell'apparato respiratorio (malattie polmonari) o da cardiopatie. Esistono, però, altre condizioni che si associano a questa manifestazione, come quelle neurologiche, muscolo-scheletriche, endocrine, ematologiche e psichiatriche.

In genere, il trattamento è rivolto alla malattia di base. L'affanno è la spiacevole sensazione di fame d'aria o respirazione difficoltosa. Quando si verifica dopo un periodo di attività sportiva intensa, l'affanno è generalmente un problema lieve e transitorio. L'affanno è definito, in termini medici, come dispnea. La respirazione consente di rifornire le cellule dell'organismo dell’ossigeno necessario al loro funzionamento e per eliminare l'anidride carbonica, prodotto di scarto dell'attività metabolica. Inoltre, quest'attività permette la regolazione dell'equilibrio acido-alcalino. I centri respiratori situati nel tronco encefalico: il respiro è regolato da gruppi di neuroni che funzionano indipendentemente dal controllo della volontà del soggetto; questi sono localizzati in una struttura del sistema nervoso centrale, al di sotto degli emisferi del cervello (tronco dell'encefalo). Quando la funzione di questi neuroni viene compromessa, la respirazione può esserne influenzata.

La sensazione di affanno può derivare da molteplici cause. Alcune sono prettamente fisiologiche, come, per esempio, nel caso dell'ultimo trimestre di gravidanza, dove la difficoltà respiratoria è conseguenza dell'aumento del volume dell'utero che preme sulla vena cava e sul diaframma. Tuttavia, l'affanno può dipendere da molte altre condizioni, patologiche e non. L'affanno può manifestarsi rapidamente, cioè in modo acuto e senza una precisa regolarità, come accade nelle crisi d'asma o nell'infarto del miocardio. L'affanno può essere provocato da malattie respiratorie ostruttive (cioè da un ostacolato passaggio di aria nelle vie aeree; es. attacchi d'asma e soffocamento) o restrittive (secondarie ad una compromissione di tutto il tessuto polmonare; es. Un affanno improvviso può risultare anche dall'esposizione a sostanze tossiche).

L’insufficienza cardiaca è una delle cause principali della mancanza di respiro cronica. Quando insorge durante un'attività fisica più o meno intensa e si risolve con il riposo, l'affanno è detto "da sforzo". L'affanno può essere scatenato, infine, da problematiche di origine psicologica. Un respiro accelerato e corto è uno dei sintomi più comuni riferiti dalle persone che soffrono d'ansia, soprattutto quando stanno attraversando un periodo di particolare stress fisico o emotivo. L'affanno può accompagnarsi a vertigini, sudorazione eccessiva, dolori al petto e palpitazioni. Nei casi meno gravi, questo sintomo scompare nel momento in cui si supera il motivo che provoca l'ansia. L'affanno è un sintomo che non deve essere sottovalutato, soprattutto se si presenta dopo uno sforzo fisico e quando in precedenza non veniva riscontrato.

Attenzione! Rimedi per il “fiato corto”: il trattamento dipende interamente dalla causa sottostante: per le malattie respiratorie (asma, BPCO) si usano broncodilatatori e corticosteroidi. La dispnea, anche detta affanno o fiato corto, è un sintomo comune a diverse condizioni, che possono essere fisiche, psicologiche o patologiche. L’affanno è una sensazione soggettiva di difficoltà a respirare. Il meccanismo alla base del sintomo è complesso. Infatti, nel nostro organismo non esistono recettori specifici per l’affanno.

Alla respirazione affannosa possono poi associarsi tutta una serie di altri sintomi, che dipendono dalla causa sottostante. Avverti spesso una sensazione di fiato corto o affanno? Con Serenis Medicina puoi descrivere i tuoi sintomi e ricevere un primo orientamento clinico da parte di medici selezionati. In alcuni casi, l’affanno può essere il segnale iniziale della presenza di alcune condizioni mediche potenzialmente gravi. L’affanno può comparire anche in gravidanza avanzata, per via della compressione del diaframma da parte dell’utero. Si può sperimentare affanno dopo uno sforzo intenso, oppure in ambienti ad alta quota. Infine, i soggetti con obesità o in forte sovrappeso possono sperimentare affanno anche dopo sforzi fisici minimi, o addirittura a riposo.

Se l’affanno è legato a un forte sovrappeso o obesità, agire sul peso corporeo è essenziale. Esistono alcuni fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare affanno. I problemi di respirazione legati ad ansia, sovrappeso o patologie croniche richiedono continuità. Perché farlo? In caso di sovrappeso, il calo ponderale può rappresentare un elemento fondamentale per ridurre l’affanno e prevenire patologie cardiovascolari. Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o la prescrizione di un medico.

Siediti in avanti con le braccia appoggiate su un tavolo o sulle ginocchia (posizione del tripode). L’aria calda e molto umida è meno densa di ossigeno e più difficile da scambiare a livello polmonare. Dover dormire sollevati per non sentire affanno (ortopnea) è spesso un segno che i liquidi si ridistribuiscono nei polmoni quando sei sdraiato. Usa la tecnica delle labbra socchiuse: inspira lentamente dal naso ed espira dalla bocca come se volessi spegnere una candela.

RESPIRO DIFFICILE E PESANTE (quando è Meglio non Sottovalutarlo)

Williams, M. T. (2023). Patient education about breathlessness. An, T. J., Lim, J., Lee, H., Ji, S., Jung, H., Baek, J. Y., Lee, E., & Jang, I. (2024). Breathlessness, frailty, and sarcopenia in older adults. Articolista e copywriter con oltre dieci anni di esperienza. Il respiro affannoso, quello che i medici chiamano dispnea, è la spiacevole sensazione di fare fatica a respirare. Il paziente manifesta e descrive questa condizione in maniera diversa in base alla causa.

La frequenza e la profondità respiratoria subiscono, di norma, un incremento durante l’attività fisica e ad altitudini elevate, ma tale aumento raramente causa disagio. La frequenza del respiro può aumentare anche in condizioni di riposo, nei soggetti affetti da patologie polmonari o che interessano altre parti del corpo. Ad esempio, con la febbre la frequenza respiratoria aumenta. In caso di dispnea, il respiro più rapido è associato alla sensazione di mancanza d’aria. Il paziente ha la sensazione di non riuscire a respirare abbastanza rapidamente o profondamente. Potrebbe notare la necessità di un maggiore sforzo per espandere il torace durante la fase inspiratoria o di espulsione dell’aria durante la fase espiratoria.

Potrebbe, inoltre, percepire la spiacevole sensazione di un urgente bisogno di inspirare prima di completare la fase espiratoria e avere varie sensazioni spesso descritte come senso di oppressione toracica. In base alla causa possono essere presenti altri sintomi, come tosse o dolore toracico. Cause del respiro affannoso La dispnea è generalmente causata da patologie che interessano i polmoni o il cuore (vedere la tabella).

Le cause più comuni in generale includono: Asma, Polmonite, Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), Infarto o angina, Insufficienza cardiaca, Ipertensione polmonare, Decondizionamento fisico, Aumento di peso, Gravidanza, Embolia polmonare. La causa più comune nei soggetti con una malattia polmonare o cardiaca cronica è il peggioramento della patologia. Tuttavia, questi pazienti sono a rischio di sviluppo di altra patologia.

Ad esempio, un soggetto con asma in lunga anamnesi potrebbe subire un attacco cardiaco, oppure, nei soggetti che presentano insufficienza cardiaca, potrebbe svilupparsi polmonite. Malattie polmonari: I soggetti affetti da patologie polmonari, spesso, presentano dispnea quando compiono uno sforzo fisico. Durante l’attività fisica, l’organismo produce più anidride carbonica e consuma più ossigeno.

Il centro respiratorio cerebrale accelera la respirazione quando l’ossigenazione del sangue è ridotta o i livelli di anidride carbonica nel sangue sono elevati. In caso di ridotta funzionalità del cuore o dei polmoni, perfino un piccolo esercizio può determinare divulgare frequenza respiratoria e causare dispnea. La dispnea si sviluppa perché rimane una quantità di aria eccessiva nei polmoni dopo la fase espiratoria. Gli asmatici manifestano questo sintomo durante una crisi. In genere, il medico raccomanda di tenere a portata di mano un inalatore da usare al momento dell’attacco. Il farmaco contenuto nell’inalatore favorisce l’apertura delle vie aeree.

Insufficienza cardiaca Il cuore Pompa sangue nei polmoni. Se la funzione di pompaggio non è adeguata esiste il rischio di accumulo di liquido nei polmoni, un disturbo denominato edema polmonare. Questa condizione induce dispnea, spesso associata a una sensazione di soffocamento oppure di oppressione toracica. L’accumulo di liquido nei polmoni può, inoltre, restringere le vie aeree e causare sibili, un disturbo denominato asma cardiaca. Alcuni soggetti con insufficienza cardiaca presentano ortopnea, dispnea parossistica notturna o entrambe.

Ortopenia è un respiro affannoso che insorge in posizione supina. La dispnea parossistica notturna è un attacco improvviso, spesso molto grave, di dispnea durante il sonno. Il soggetto si sveglia ansimando e si deve sedere o alzare per prendere fiato. Questa condizione è segno di grave insufficienza cardiaca. Anemia In presenza di anemia o copiosa perdita di sangue in seguito a trauma, diminuisce il numero di globuli rossi. I globuli rossi portano l’ossigeno ai tessuti, pertanto in questi soggetti la quota di ossigeno che il sangue può erogare si riduce.

La maggioranza dei pazienti anemici percepisce un’attenuazione dei sintomi a riposo in posizione seduta. Tuttavia, spesso percepiscono dispnea sotto sforzo perché il sangue non riesce a fornire l’aumentato fabbisogno di ossigeno che l’organismo richiede. Il soggetto respira rapidamente e profondamente, nel tentativo riflesso di aumentare la quantità di ossigeno presente nel sangue. Altre cause Se nel sangue si accumulano elevate quantità di acido (acidosi metabolica), il paziente può avere la sensazione di essere a corto di fiato e cominciare ad ansimare rapidamente. L’acidosi metabolica può essere causata da una grave insufficienza renale, da un improvviso peggioramento del diabete mellito e dall’ingestione di certi farmaci o veleni. Nei soggetti con insufficienza renale, la dispnea può originare da anemia e insufficienza cardiaca. La sindrome da iperventilazione provoca la sensazione di inspirazione insufficiente, e il respiro diventa rapido e faticoso. Questa sindrome è causata, più spesso, da ansia piuttosto che da un problema fisico. I soggetti affetti da tale sindrome sono angosciati, possono manifestare dolore toracico e temere di andare incontro a un attacco cardiaco. Possono presentare variazioni dello stato di coscienza.

Valutazione del respiro affannoso Le informazioni riportate di seguito possono essere utili per decidere se sia necessario un consulto medico e cosa aspettarsi durante la visita. Segnali d’allarme In soggetti con dispnea, i seguenti sintomi sono particolarmente allarmanti: Respiro affannoso a riposo, Agitazione o stato confusionale, Disagio in sede toracica o sensazione di forte battito, Perdita di peso, Sudorazioni notturne. Quando rivolgersi a un medico I soggetti con respiro affannoso a riposo, dolore toracico, palpitazioni, agitazione, stato confusionale o ridotto livello di coscienza, oppure con difficoltà di immissione o emissione dell’aria dai polmoni devono recarsi immediatamente al pronto soccorso. In altri casi è opportuno rivolgersi al medico di base, che stabilirà l’urgenza della valutazione del paziente in base alla natura e alla gravità dei sintomi, all’età e a qualsiasi condizione di base. Normalmente i pazienti devono essere valutati il prima possibile.

Come si comporta il medico Il medico inizia ponendo al paziente domande sui sintomi e sull'anamnesi. Esegue quindi un esame obiettivo. In base ai risultati dell’anamnesi e dell’esame obiettivo, il medico è spesso in grado di indicare una causa e gli eventuali esami da effettuare. Il medico interroga il paziente per stabilire: Quando ha esordito il respiro affannoso, Se l’inizio è stato improvviso o graduale, Da quanto tempo il paziente avverte la sensazione di respiro corto, Se la condizione è scatenata o peggiorata da qualche condizione. Il medico raccoglie l’anamnesi dal paziente (eventuali patologie polmonari o cardiopatie passate), anamnesi del fumo, familiarità di ipertensione arteriosa o ipercolesterolemia e fattori di rischio per embolia polmonare. L’esame obiettivo è incentrato su cuore e polmoni. Il medico ausculta i polmoni per un’eventuale congestione, sibili e toni alterati detti crepitii. Ausculta quindi il cuore per eventuali murmure di valvulopatia cardiaca. Il gonfiore degli arti inferiori può suggerire insufficienza cardiaca, ma se interessa solo un arto, è più verosimilmente dovuto alla presenza di un coagulo di sangue nell’arto stesso. Il coagulo può sgretolarsi e raggiungere i vasi polmonari, dando luogo a embolia polmonare.

Esami Per agevolare la determinazione della gravità del disturbo, il medico misura i livelli di ossigeno nel sangue con pulsossimetria. In genere, il paziente viene sottoposto a radiografia toracica, salvo laddove risulti chiaro che il problema sia una lieve riacutizzazione di una patologia cronica già diagnosticata. La radiografia toracica può mostrare polmone collassato, polmonite e molte altre alterazioni polmonari e cardiache. Per la maggior parte degli adulti, si esegue un elettrocardiogramma (ECG). I test di funzionalità respiratoria sono svolti quando, in sede di esame obiettivo, gli esiti suggeriscono la presenza di una patologia polmonare. Nei soggetti a rischio moderato o alto di embolia polmonare, si svolgono esami di diagnostica per immagini specifici. Nei pazienti a basso rischio di embolia polmonare, si può effettuare un test per la ricerca di D-dimero. Questo esame del sangue consente di identificare o escludere la presenza di un coagulo di sangue. Per diagnosticare e approfondire la valutazione di anemia, disturbi cardiaci e certe patologie polmonari specifiche, potrebbe essere necessario procedere con ulteriori accertamenti.

Trattamento del respiro affannoso Il trattamento della dispnea è diretto alla causa. I pazienti con bassi livelli di ossigeno nel sangue sono sottoposti a terapia supplementare di ossigeno. Nei casi gravi, la respirazione può essere assistita con ventilazione meccanica. Per ridurre l’ansia e il fastidio legato alla dispnea, ai soggetti affetti da varie patologie gravi può essere somministrata morfina per via endovenosa. Punti principali Il respiro affannoso è generalmente causato da una patologia polmonare o cardiaca. In soggetti con patologia polmonare cronica o una malattia cardiaca, la causa più comune di dispnea è una riacutizzazione della malattia cronica. I pazienti con dispnea a riposo o con ridotto livello di coscienza devono recarsi immediatamente al pronto soccorso. Per determinare la gravità del disturbo, il medico misura i livelli di ossigeno nel sangue con pulsossimetria.

tags: #la #vita #pe #un #continuo #affannarsi