Valeria ha 28 anni quando scopre di avere un tumore al polmone già al IV stadio: un adenocarcinoma polmonare con mutazione ALK. Valeria viene da Roma, ma vive a Pavia da tre anni. Laureata, consulente aziendale, con progetti di matrimonio e una vita che scorre normale. “Sono una persona socievole, sensibile, empatica” racconta Valeria. “Ho studiato a Roma, preso due lauree, poi a 25 anni mi sono trasferita al Nord dove ho trovato lavoro e anche l’amore. Il tumore al polmone, nell’immaginario collettivo, è una malattia che colpisce anziani fumatori. Valeria è giovane, non fuma, eppure riceve la diagnosi di una forma rara e aggressiva di questa patologia.
“Io sono grata di tutto” sottolinea Valeria. “Però è importante sapere che questo tumore ai polmoni colpisce anche le persone molto giovani che non hanno mai fumato in vita loro. “Mi fa rabbia tanta leggerezza. La tosse compare un anno fa, da ottobre 2024 diventa una compagna quasi costante della vita quotidiana di Valeria. “Andava e veniva, lo ha fatto per mesi” spiega. Il calvario medico di Valeria è un ping pong di visite e diagnosi errate: prima l’ antibiotico perché potrebbe essere un’infezione batterica, poi l’antistaminico perché magari è allergia, infine i farmaci per il reflusso gastroesofageo. “Ogni volta con la raccomandazione: Diamo alla medicina il tempo per vedere se passa o meno”. Completato il farmaco, si ricominciava daccapo con uno nuovo. Nell’arco di pochi mesi ho preso un sacco di medicine”. Anche la visita dall’otorinolaringoiatra, che sembrava promettere un approfondimento, si conclude con l’ennesima prescrizione per il reflusso. “Lui mi visita anche con il sondino per vedere bene. Immaginavo che, se non avesse individuato la causa, avrebbe deciso di approfondire.
Colpisce nella storia di Valeria l’assenza totale di esami diagnostici. Mai una radiografia al torace, mai un approfondimento. “In sostanza non mi hanno fatto alcun controllo, come ho scoperto non li hanno fatti a tutte le persone che ho incontrato. Magari una semplice radiografia al torace avrebbe potuto creare il sospetto che salva una vita. Quando Valeria sente un linfonodo ingrossato al collo non ci sta più. “Sono andata subito dal medico e ho fatto il giorno stesso l’ecografia. Subito mi dicono che bisogna approfondire per capire l’origine del linfonodo. La sera stessa, però, il dolore forte al petto le impedisce di mangiare. “Sono andata in Pronto Soccorso e hanno sminuito. Sarà reflusso, vedi col tuo medico di base, mi hanno detto.” Valeria insiste. “Mi sono impuntata, così hanno chiamato una dottoressa. Dopo la tac mi dicono che ho delle generiche formazioni nei polmoni e mi ricoverano. Mi fa tanta rabbia” riflette Valeria con amarezza. “Perché questa leggerezza significa diagnosticare un tumore tardi. Il ricovero dura dieci giorni - tra tac, pet, analisi e radiografie - durante i quali Valeria bombarda i medici di domande quotidiane.
Le risposte arrivano il giorno in cui si presentano cinque medici nella sua stanza. “Sono stati molto chiari. Mi hanno detto: hai un tumore ai polmoni. La prima risposta è vaga: stadio intermedio. Solo in un secondo momento, quando Valeria incontra l’oncologo e insiste per avere informazioni precise, scopre che è un quarto stadio. “Allora io non ce la farò mai, ho detto. L’oncologo però mi ha spiegato che avere un tumore al quarto stadio significa che dal punto di origine il tumore è andato anche in altre parti del corpo. Mentre è ricoverata, i medici fanno la biopsia del linfonodo ingrossato che le hanno rimosso. L’esame rivela che il suo non è un adenocarcinoma polmonare “classico”, ma presenta la mutazione del gene ALK.
“L’oncologo mi spiega che ho questa mutazione, una cosa ancora più rara del tumore non a piccole cellule che ho. La mutazione ALK nell’adenocarcinoma polmonare permette di utilizzare farmaci mirati invece della chemioterapia tradizionale. “La terapia consiste nell’assumere delle pastiglie di Lorlatinib, da prendere quotidianamente a qualunque orario. Mi hanno detto: non devi neanche venire in ospedale a fare le infusioni di chemio. Circa il 5% dei pazienti che ricevono una diagnosi di tumore al polmone presenta una mutazione del gene ALK. Si tratta soprattutto di persone di età inferiore ai 50 anni e prevalentemente non fumatori. La buona notizia è che da qualche anno la ricerca ha fatto grandi passi avanti proprio sulla cura di questa patologia rara. Infatti, la mutazione ALK offre un bersaglio per la terapia target con il rivoluzionario Lorlatinib.
Come sempre, una corretta tempistica della diagnosi non influisce solo sulla progressione della malattia, ma anche sulla possibilità di fare scelte consapevoli sul proprio futuro. “Nel momento in cui viene diagnosticato il tumore, il passaggio da fare con una paziente che non sa nulla delle cure e delle loro implicazioni, è dare informazioni chiare e complete” dice Valeria con grande lucidità. “Io non avevo idea di niente. Chi sta dall’altra parte, però, sa che ho un tumore al quarto stadio e sa a cosa vado incontro. Avrebbe dovuto chiedermi se intendevo preservare la mia fertilità. Quel passaggio, invece, non è mai avvenuto.
Sono trascorsi dieci giorni di ricovero durante i quali Valeria avrebbe potuto intraprendere il percorso di conservazione degli ovociti, ma nessuno gliene ha parlato. “Solo quando ho cominciato a fare domande e ho chiesto espressamente se avrei potuto avere dei figli, mi hanno detto che avrei dovuto preservare gli ovuli. Perché ormai c’è l’urgenza di iniziare la terapia: il tumore è aggressivo, non si può attendere. “Mi hanno detto che dovevo pensare a curarmi subito. Quindi che cosa faccio? Aspetto per fare un percorso per preservare la fertilità quando magari peggioro la situazione? Valeria identifica il problema senza esitazione: “Non si associa questa patologia ai giovani e non si considerano tanti aspetti perché magari si è abituati a pazienti di 60 anni a cui non chiedi se vuoi preservare gli ovuli. Una leggerezza che è davvero difficile da perdonare.
Perché quando si diagnostica un tumore a una giovane donna, è essenziale affrontare anche il tema della preservazione della fertilità prima di avviare le terapie. Per ogni malato di tumore arriva il momento delle terapie oncologiche, gli strumenti che ti salvano la vita ma per i quali c’è sempre un prezzo da pagare. “All’inizio è stato tremendo” racconta. “Era luglio e io tenevo addosso maglione e coperta. Sentivo molto freddo, come se avessi 40 di febbre. Non riuscivo a camminare, nemmeno a muovermi per il dolore. I sintomi poi cambiano e si evolvono. Compare il gonfiore a mani e piedi, che va e viene. “Il medicinale ha poi cominciato ad attaccare le mucose e mi sono ritrovata con tantissime afte in bocca. Se pensi a quanto può darti fastidio una sola afta, immagina 10 afte in contemporanea. Sono disturbi pesanti con cui convivere per giorni o anche per un mese. C’è poi un effetto collaterale costante e problematico: l’aumento del livello di colesterolo nel sangue. “Questo significa che devi andare ad aggiustare con altre medicine che comunque danno altri sintomi, come i dolori muscolari. Il Lorlatinib si rivela essere un farmaco debilitante molto forte da sopportare. “Avrò anche tutti i capelli perché non li perdo per la chemio, ma non per questo sono più fortunata.” sottolinea Valeria “E poi i capelli sono diventati comunque la metà di quelli che avevo. La gestione degli effetti collaterali richiede strategie multiple. Per il colesterolo e l’aumento di peso, Valeria ha dovuto seguire una dieta molto rigida con un nutrizionista. L’attività fisica sarebbe utile, ma il dolore alla metastasi ossea lo rende difficile. “Avevo anche comprato un tapis roulant per camminare, però ancora non riesco per il dolore forte sull’osso sacro. Per il gonfiore a mani e piedi, l’unica soluzione è un diuretico da prendere al bisogno “Ma va ad affaticare il fegato.
Uno degli aspetti più difficili è il senso di isolamento che Valeria descrive con delicatezza: “Fa male avere la percezione di essere l’unica al mondo a soffrire di questa particolare forma di tumore al polmone. Non lo accettavo. La ricerca di altri malati nella sua stessa condizione la porta a setacciare internet. “Sono riuscita a trovare altri pazienti negli Stati Uniti che ho contattato e con le quali mi sono confrontata. Sono tante le persone della mia età con la stessa patologia. I social in questo senso sono molto utili ed efficaci perché ti permettono di creare contatti a catena tra persone che condividono lo stesso percorso. Valeria decide di creare una pagina Instagram proprio per condividere la sua esperienza ed essere d’aiuto a sua volta. “Per me è stato bellissimo quando alcune ragazze mi hanno scritto e mi hanno detto: ho trovato la tua pagina e non sai che gioia scoprire che non si è soli. Proprio come era successo a me.”
Anche il confronto con altri che assumono lo stesso farmaco è prezioso. “Non conosco nessuno che assume Lorlatinib come me, sarebbe interessante confrontarsi perché credo che i sintomi siano molto soggettivi. Magari chi non ha il gonfiore, ha altri disturbi. Nonostante la malattia, Valeria ha cercato di mantenere quanto più possibile la sua vita normale, anche se con necessari adattamenti. Sul lavoro, ha dovuto rimodellare la sua professione. “Prima avevo un ruolo per cui viaggiavo per incontrare i clienti e fare formazione. Adesso parlare per molte ore è molto faticoso, così come i continui spostamenti in auto. Dopo la diagnosi, c’è stato un momento di blocco totale: “Ho fermato qualunque tipo di progetto, perché davanti a me vedevo solo un buco nero. A parte Nina, la cagnolina che ho voluto ad ogni costo, perché sentivo il bisogno di prendermi cura di qualcuno.”
Il matrimonio, in particolare, sembrava impossibile da portare avanti. “Mi dicevo: come posso riprendere in mano un progetto così bello in un momento così tremendo? La risposta le arriva dalle persone a lei più care: “Si fa grazie al compagno che ho accanto e alla mia famiglia. Così Valeria e il suo compagno hanno ripreso in mano i preparativi. “Abbiamo già definito quasi tutto, ci manca qualche dettaglio. Ma il viaggio di nozze è fissato: andremo alle Maldive” racconta con l’emozione nella voce. “Spero che le cure funzionino per sempre, e che nel frattempo ne inventino di nuove. Valeria riconosce l’importanza fondamentale del supporto psicologico e sottolinea che l’ospedale è stato puntuale nel consiglio. “Sono stati bravissimi, mi hanno detto di farmi seguire da una psiconcologa. L’ho fatto subito, un primo incontro insieme alla mia famiglia, un secondo con il mio compagno, e poi da sola. “Il mio umore è altalenante. Piango tanto” ammette, mentre si commuove. “Nessuno conosce la propria storia in anticipo. Ma quando ricevi questo tipo di diagnosi avverti una sorta di scadenza più ravvicinata. “Fino a quattro mesi fa pensavo alla morte come a una tappa che prima poi arriva per tutti. Adesso è diverso, sento che c’è e spero di non arrivarci tra poco, spero che le cure funzionino per sempre, e che nel frattempo ne inventino di nuove. È un equilibrio delicato tra speranza e realismo quello che contraddistingue la nuova quotidianità di Valeria.
“Mi rendo conto che in tante circostanze devo mantenere un atteggiamento pseudonormale, perché per gli altri la vita continua. Chi riceve questa diagnosi spesso decide di chiudersi, stare male e odiare tutto. “Il confronto mi ha mostrato persone meravigliose che non mi conoscevano, però avevano ricevuto la diagnosi del tumore da più tempo e hanno cercato di aiutarmi. L’obiettivo è chiaro. Nonostante tutto, Valeria ha trovato un senso in questa esperienza terribile: la possibilità di aiutare gli altri. “Quello che cambierei sono i tempi. Perché io ho ascoltato il mio corpo, ho cercato aiuto e ho dovuto insistere per ottenerlo. Valeria dimostra che insistere quando qualcosa non torna è importante. Realizzare il suo sogno è importante: “Nessuno deve più correre lo stesso mio rischio. Valeria lancia anche un appello più ampio, che va oltre la diagnosi del tumore al polmone. “Lo so che il cancro non è un argomento che interessa a molti, anche se al contrario tocca a tutti. Perché la diagnosi di tumore può colpire ogni persona, amico, familiare o conoscente. Il suo invito è semplice ma potente. “Chiunque nel proprio piccolo può fare qualcosa, basta non girarsi dall’altra parte. Costa poco o nulla fare del bene, anche se non ti ha colpito, se non ti colpirà mai e la tua vita procederà serena e meravigliosa. “Nessuno deve più correre lo stesso mio rischio. Parliamo di questo tumore che colpisce i giovani così che tutti se lo ricordino. Valeria si sta preparando per il suo matrimonio, per il viaggio alle Maldive, per le passeggiate con Nina. Continua a lavorare, a lottare, a piangere, a sperare.

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