Nel periodo 2006-2015, il numero dei casi di TBC notificati in Italia mostra una lenta e progressiva diminuzione dell'incidenza, in accordo con quanto già accaduto nel corso degli anni precedenti (da 7,7 casi per 100.000 abitanti nel 2006 a 6,3 casi per 100.000 nel 2015). Sebbene una parte di questi casi sia stata osservata in soggetti stranieri (1), questo non significa che successivamente alle ondate migratorie gli italiani siano più a rischio di sviluppare questa malattia.
Come diversi studi dimostrano, la trasmissione della malattia dagli immigrati alla popolazione residente è un evento estremamente raro poiché necessita di un contatto prolungato (alcune ore) in ambiente ristretto e con un malato in fase avanzata. Le condizioni per la trasmissione della malattia si sviluppano in contesti urbani e metropolitani svantaggiati e particolarmente condivisi dagli stranieri. Spesso essi, provenienti da Paesi dove la tubercolosi è più diffusa, hanno acquisito in patria l'infezione in forma latente, quindi non sintomatica e non contagiosa, e manifestano la malattia solo quando il sistema immunitario, provato da condizioni di stress, sovraffollamento, scarsa igiene e malnutrizione, non riesce più a controllarla. I migranti che sbarcano sulle nostre coste non presentano quasi mai la malattia in fase attiva e, quindi, contagiosa.
Esiste un rischio che la tubercolosi torni a diffondersi in Italia dopo oltre 60 anni in cui la sua incidenza è costantemente calata? Quali sono i legami tra questa malattia e l’aumento dei migranti che percorrono la rotta del Mediterraneo? La tubercolosi è tuttora considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come uno dei “big killer”, ovvero una delle malattie che fanno più vittime al mondo. Secondo le stime dell’OMS, nel 2015 più di dieci milioni di persone si sono ammalate, mentre quasi due milioni sono morte di TB, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo in Asia e Africa. Le possibilità che la tubercolosi possa diffondersi di pari passo con l’aumento dei migranti sono invece considerate molto basse.
“La TB può interessare qualsiasi organo, ma è contagiosa solo se sono colpiti i polmoni - prosegue Rodari - tuttavia, anche in questo caso, il contagio può avvenire solo a seguito di un contatto stretto con una persona malata, come condividere una stanza non ventilata per almeno 8 ore. In realtà solo il 10% delle persone che contraggono l’infezione tubercolare sviluppano la malattia attiva nel corso della vita. Qualora ad un paziente venga diagnosticata la malattia attiva a localizzazione polmonare, si procede al ricovero in regime di isolamento. In tal senso il reparto di Malattie Tropicali del Sacro Cuore, da poco rinnovato, dispone di 7 stanze doppie a medio isolamento e due stanze singole ad alto isolamento per un totale di 16 posti letto. L’isolamento respiratorio è garantito dalla pressione controllata nelle stanze: in sostanza la pressione all’interno è negativa (ovvero più bassa nella stanza del paziente rispetto ai locali adiacenti) impedendo così all’agente patogeno di diffondersi all’esterno della stanza stessa. Inoltre ogni stanza è dotata di un’anticamera-filtro che separa l’esterno dall’accesso al locale.
“La terapia nella fase acuta della malattia consiste in un cocktail di quattro farmaci somministrati per due mesi. In seguito la cura prosegue per almeno quattro mesi con due farmaci. Allargando lo sguardo al problema TB a livello mondiale, nel 2015 l’OMS ha varato il piano “End TB”, che viene rilanciato anche in occasione della giornata mondiale di quest’anno. Tale piano si pone l’obiettivo di diminuire del 95% i decessi e del 90% il numero di ammalati entro il 2035. Risultati che l’OMS vuole raggiungere principalmente garantendo l’accesso alla diagnosi e alla cura per milioni di persone nei Paesi poveri.
Scese dalla nave di MSF 430 persone. Tra loro anche 92 minori non accompagnati che resteranno nelle strutture accreditate della provincia. Accertati un centinaio di casi di scabbia e due di tubercolosi Ha attraccato intorno alle 18.50 di oggi alla banchina “Bengasi” del porto di Vibo Marina la nave “Dignity I” di Medici Senza Frontiere con a bordo 430 persone soccorse nel Mediterraneo centrale, nei giorni scorsi, durante una delle più vaste operazioni di recupero dell’ultimo periodo che ha consentito di trarre in salvo oltre 3000 migranti. Dalla nave di MSF sono scesi nel porto vibonese profughi provenienti in prevalenza da Somalia, Eritrea e Sudan. Tra i 350 uomini e le 80 donne (8 delle quali in stato di gravidanza) anche 13 bambini al di sotto dei 5 anni di età e 110 minori, di cui 92 non accompagnati. I sanitari accorsi sulla banchina nell’ambito del dispositivo messo in piedi dalla locale Prefettura, hanno riscontrato un centinaio di presunti casi di scabbia e 2 sospetti casi di tubercolosi. Uno dei migranti sarebbe stato trasferito d’urgenza all”ospedale di Messina.
Dopo le consuete operazioni di prima accoglienza e riconoscimento, gestite da forze dell’ordine e associazioni di volontariato, i migranti verranno avviati alle rispettive destinazioni secondo il piano nazionale di ripartizione predisposto dal ministero dell’Interno. Nessuno di loro resterà in regione, tranne i minori non accompagnati che verranno invece dislocati nelle strutture accreditate della provincia. I numeri del Viminale fotografano l’emergenza: al 30 agosto sono 107.089 i migranti arrivati via mare in Italia nel 2016. Nello stesso periodo dello scorso anno erano stati 116.141. Il trend è innegabile: gli sbarchi di migranti dal Mediterraneo in Italia sono tornati ad aumentare, e lo dimostra l’arrivo di 13 mila persone in appena quattro giorni. Le Infermiere Volontarie CRI di tutta Italia sono impegnate anche in questa grande emergenza. Vibo Marina, Corigliano Calabro, Salerno, Brindisi, Trapani, i porti più coinvolti.
Calabria - 31 agosto e 2 settembre 2016 Sono 430 i migranti sbarcati nel porto di Vibo Marina a bordo della nave “Dignity I” in uso ai volontari di Medici Senza Frontiere, che li hanno tratti in salvo al largo delle coste libiche. I profughi sono quasi tutti di origine subsahariana: tra di loro anche 92 minorenni non accompagnati. Le operazioni di accoglienza sono coordinate dalla Prefettura di Vibo con il capo di gabinetto, dott.Micucci, e dalla Questura con il vice questore vicario, dott.Marco Giambra. Sul posto le forze dell’ordine, la Capitaneria di porto, i sanitari del 118, le Infermiere Volontarie e i Volontari CRI. I migranti provengono in maggioranza da Eritrea, Sudan e Somalia. In 100 dopo lo sbarco sono stati destinati in strutture di accoglienza del Lazio, in 100 in Puglia, altri 100 in Piemonte ed i restanti in Lombardia. Le donne incinte sono 8. Si registrano anche diversi casi di scabbia e tre sospetti casi di tubercolosi. L’assistenza, oltre che durante le fasi di sbarco, è proseguita per 72 ore nei locali dove sono stati trasferiti i migranti, lavorando sia dal punto di vista sanitario che umanitario.
Anche a Corigliano Calabro si susseguono gli sbarchi, la nave “Vos Chablis” appartenente ad un’organizzazione umanitaria internazionale ha attraccato con a bordo 833 migranti soccorsi in varie operazioni sul Canale di Sicilia. I migranti, 742 uomini, 80 donne di cui cinque incinte, 11 bambini accompagnati e circa 50 non accompagnati, provengono dall’Africa subsahariana, dalla Libia e dal Maghreb. A terra le Sorelle si sono subito attivate per la prima accoglienza e per l’assistenza sanitaria. Non sono stati segnalati casi particolari, fatto salvo un caso di sospetta tubercolosi. Stretta collaborazione, anche in questo caso, tra le Infermiere Volontarie CRI del C.M. Regione Calabria e il personale Sanitario all’interno del PMA.
Campania - 1 settembre 2016 Il primo settembre a Salerno c’è stato un nuovo sbarco di migranti, arrivati con l’unità navale della Marina Militare spagnola “Reina Sofia”. La nave ha attraccato presso il molo commerciale ” 3Gennaio” di Salerno. Per le operazioni di assistenza allo sbarco sono state impiegate sei Sorelle. A bordo c’erano 1048 persone: 913 uomini, 123 donne e 12 bambini più una salma. La procedura di sbarco è iniziata alle 8:30. (Posto Medico Avanzato), sono stati 53, di cui 16 donne gravide, una donna con crisi convulsive, 21 affetti da scabbia e i restanti con ferite lacero contuse e da arma da fuoco; 5 le persone trasportate in ospedale.
Puglia - 31 agosto e 1 settembre 2016 Il 31 Agosto 2016 alle ore 15:00 nel porto di Brindisi ha ormeggiato il Pattugliatore militare Inglese” HMS Enterprise” nell’ambito della Missione “Triton”. A bordo 710 migranti di varia etnia, tra cui 17 bambini e neonati, diverse donne in stato di gravidanza e due salme. In questa emergenza hanno operato 11 Infermiere Volontarie CRI, impiegate sia alla logistica che al servizio Sanitario in collaborazione con il 118. Anche in questo caso le attività di assistenza sono continuate dopo l’iniziale momento dello sbarco, ininterrottamente, per tutta la notte e per tutta la mattinata del 1 Settembre concludendosi definitivamente alle ore 15:00 della stessa giornata. Nell’attesa delle operazioni di riconoscimento da parte della Questura ed il successivo imbarco sui pullman verso i vari centri d’accoglienza, i migranti hanno iniziato ad accusare malori vari: casi di febbre elevata, di dissenteria, numerosi svenimenti dovuti a ipovolemia (tra questi una donna al 7° mese di gravidanza trasportata poi in ospedale).
Sicilia - 31 agosto, 1 e 2 settembre 2016 Sono 7000 i migranti arrivati in Sicilia in questi ultimi 3 giorni in tutti i porti: Palermo, Trapani, Pozzallo, Messina, Augusta, Catania, Porto Empedocle. Le Infermiere Volonatrie CRI del C.M. Regione Sicilia sono state operative anche a Trapani, al molo Ronciglio, dove il 31 agosto sono sbarcati 798 migranti salvati nel Mediterraneo a bordo della nave Dattilo della Guardia Costiera. Tra di loro, molti provenienti dall’Africa subsahariana e alcuni dalla Siria. La maggioranza dei migranti sono stati accompagnati all’Hotspot, al centro di identificazione e di prima assistenza degli immigrati di contrada Milo a Trapani, gli altri invece, sono stati spostati nei centri di accoglienza in attesa di essere identificati. La nave era stata presa di mira dai colpi di mitra della guardia costiera libica. L'equipaggio della Ocean Viking, la nave ong che durante una missione di salvataggio è stata colpita d auna sventagliata di mitra da parte della Guardia Costiera libica, è da quattro giorni in stato di isolamento davanti al porto di Augusta in Sicilia. A bloccare i volontari a bordo, che nei giorni hanno fatto sbarcare 87 migranti soccorso in mare, è un allarme tubercolosi: la procedura è scattata dopo che proprio una delle persone salvate è risultata positiva ai test sulla tbc. Le persone trattenute a bordo sono in tutto 34: 25 volontari e 9 marinai dell'equipaggio. Durante lo sbarco, un sopravvissuto, un minore non accompagnato, è stato messo in isolamento dalle autorità sanitarie e sottoposto a test per la tubercolosi con esito positivo. Il caso era stato precedentemente identificato dal personale medico di a bordo, che aveva attivato la procedura di isolamento. Mercoledì mattina i medici saliti a bordo hanno sottoposto tutto il personale al test anti tbc i cui risultati saranno disponibili solo domani (venerdì) o sabato. Se qualcuno tra i volontari o i marinai risulterà positivo dovrà sottoporsi a una radiografia al torace per escludere un'infezione attiva.«Siamo - afferma l'ong - profondamente preoccupati per questa situazione, poiché la logica di una procedura così prolungata rimane poco chiara e incoerente con gli standard medici internazionali. Secondo le linee guida dell'OMS, l'isolamento o la quarantena sono giustificati solo per le persone con tubercolosi infettiva attiva o con contatti realmente ad alto rischio, e devono sempre rappresentare la misura meno restringiva possibile.

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