La parte piatta della scapola scivola sulla porzione posteriore del torace consentendo di estendere i movimenti dell’arto. La porzione superiore dell’omero è costituita dalla testa, dal collo, dal grande e piccola tuberosità e dalla diafisi. La testa ha la forma di una metà di sfera e si articola con la cavità glenoidea. Il collo si trova tra le due tuberosità e la testa. Le superfici articolari sono rappresentate dalla testa dell’omero, che ha la forma di 1/3 di sfera e si trova nella porzione prossimale dell’omero che è costituito a sua volta da quattro parti: la testa il collo la grande e piccola tuberosità, e la cavità glenoidea che si trova nella scapola ed è a forma di pera.
Il LGOS è visualizzabile solo dal lato articolare e concorre a formare la puleggia di scorrimento del tendine del capo lungo del bicipite. Il LGOI è il più importante e complesso dei tre legamenti. Presenta una banda anteriore più spessa e una posteriore più sottile. Il labbro glenoideo è una struttura fibrosa che circonda la la porzione periferica della cavità glenoidea. Ha una sezione triangolare e contribuisce ad aumentare del 50% la profondità della cavità glenoidea e aumenta del 40 % della superficie di contatto articolare contribuendo a creare una pressione intrarticolare negativa che contribuisca alla stabilità passiva articolare. Inoltre contribuisce a limitare la traslazione della testa omerale in caso di sublussazioni.
Il sovraspinoso origina nella parte postero-superiore della scapola passa al di sotto dell’acromion attraverso la fossa sopraspinosa e si inserisce sul trochite omerale. Il sottoscapolare origina dalla superficie articolare anteriore della scapola e si inserisce sul trochine omerale. Il sottospinoso e il piccolo rotondo originano nella parte posteriore ella scapola e si inseriscono sul trochite omerale. Tra il sovraspinoso ed il sottospinoso esiste uno spazio triangolare chiamato intervallo dei rotatori. La coracoide ne forma la base mentre l’apice è rappresentato dal leg. Trasverso dell’omero sopra il solco bicipitale.
I principali stabilizzatori sono i legamenti trapezoide e conoide. L’articolazione sterno-clavicolare è costituita dalla porzione mediale della clavicola e la parte laterale dello sterno. L’articolazione scapolo-toracica o spazio scapolo-toracico è rappresentata dalla scapola che scivola sopra il cono della gabbia toracica. La sua stabilità ed il suo movimento sono controllati dai muscoli rotatori della scapola ed il più importante sembra essere il serrato anteriore. Questi muscoli posizionano la scapola in modo da stabilizzare gleno-omerale, mantenendo un’ampia escursione articolare.Lo spazio sottoacromiale è formato superiormente dall’acromion, dal leg. Coraco-acromiale, art. Acromionclavicolare e coracoide e inferiormente dalla superficie della cuffia dei rotatori e dall’intervallo dei rotatori.
Cominciamo l’analisi col dire che un muscolo si definisce bi-articolare quando, lungo il suo decorso da origine a inserzione, “sormonta” due differenti articolazioni e con la sua contrazione determina alcuni movimenti in entrambe. Il muscolo bicipite brachiale, vero e proprio caposaldo del body building, è costituito, come suggerisce il nome stesso, da due ventri muscolari, un capo lungo e un capo breve, che originano rispettivamente dal tubercolo sovra glenoideo (6) e dal processo coracoideo (8) della scapola. Il muscolo tricipite brachiale, si compone invece di tre ventri muscolari, un capo lungo (2), un capo mediale e un capo lateral, che originano rispettivamente dal tubercolo infraglenoideo (5) della scapola, e dalla faccia dorsale dell’omero medialmente e lateralmente al solco del nervo radiale. Questo piccolo viaggio nei meandri dell’anatomia dell’arto superiore risulta fondamentale per la comprensione del concetto di biarticolarità e nel comprendere come tale caratteristica contribuisca a fare dell’organismo umano, anche dal punto di vista motorio, una macchina perfetta.
Se poi ci piace fare o proporre l’esercizio con gomiti bloccati lungo i fianchi facciamolo pure, dal momento che la stimolazione muscolare sarà sicuramente tanto analitica quanto adeguata allo scopo ipertrofico, ma non per questo eleggiamolo a dogma della palestra perché abbiamo visto come tali muscoli siano coinvolti nei movimenti corporei con meccanismi molto più fini e globali e per questo non possiamo additare come scorretta un esecuzione che rispetta tali dinamiche. Per cui come sempre le cose basta saperle e padroneggiarle con sicurezza. Tenendo conto che in natura niente esiste per caso…a cosa servono i muscoli bi-articolari? Quali vantaggi ne trae l’organismo dal punto di vista motorio?
Per capire ciò è necessario analizzare un movimento vecchio come l’uomo se non di più se è vero che deriviamo dalle scimmie: l’arrampicata. Con il passare degli anni e con la civilizzazione abbiamo avuto sempre meno necessità di utilizzarlo nell’arco della nostra vita ma tuttavia abbiamo conservato strutture anatomiche che si sono evolute negli anni per aumentare l’efficienza di tale movimento. Ma come si comportano bicipite e tricipite in un movimento così globale e funzionale?
Analizzando in una trazione, con l’aiuto di una foto, la posizione iniziale e finale dell’intero arto superiore notiamo come più nello specifico nella realizzazione del movimento la spalla si estende e il gomito si flette. La tensione generata da una fibra muscolare e quindi macroscopicamente da un intero muscolo è strettamente influenzata dalla lunghezza che questo muscolo possiede all’inizio della contrazione. Ciò dipende microscopicamente dalla sovrapposizione dei filamenti proteici muscolari di actina e miosina e dalla possibilità o meno di creare il massimo numero possibili di ponti acto-miosinici.
M. Biondi - Tutte queste articolazioni sono indispensabili per la fisiologica meccanica della spalla. Le articolazioni Gleno-Omerale, Scapolo Toracica e Acromion-Claveare, sono quelle maggiormente coinvolte in processi traumatici e cronici, per questo motivo sono le più “studiate” del complesso articolare cingolo-scapolo-omerale. Nelle articolazioni dell’Anca e del Ginocchio la fisiologica stabilità articolare è determinata dalla cavità articolare (es: l’acetabolo a livello dell’Anca) e/o dall’azione della forza peso incidente sull’articolazione stessa (es.: nel ginocchio). Al contrario nella Spalla, che nasce come struttura per eccellenza rivolta al movimento, la cavità articolare data dalla superficie glenoidea 5 (aumentata dalla presenza del cercine, anello cartilagineo) risulta insufficiente a contenere la più grande superficie della testa omerale ed il peso dell’Arto Superiore tende a decoattare l’articolazione. La meccanica della spalla si basa perciò sul perfetto equilibrio tra mobilità e stabilità delle articolazioni che la compongono, caratteristiche queste garantite dal perfetto equilibrio tra le azioni delle sue componenti passive (capsula, legamenti, pressione intraarticolare, superfici articolari) e delle sue componenti attive muscolari (cuffia dei rotatori, ritmo gleno-omerale-scapolo-toracico,…).

Articolazione della Spalla - apparato Locomotore
OMERO: 11, 11a, 12È l’osso lungo del braccio che si articola superiormente con la scapola e inferiormente con le due ossa dell’avambraccio: radio e ulna. È costituito da un corpo o diafisi e da 2 estremità dette epifisi (distale e prossimale). SCAPOLA: 13, 14, 15È un osso piatto posto sulla superficie dorsale del torace e si estende dalla terza alla settima costa. CLAVICOLA: 16La clavicola è un osso piatto, con forma a “S” e due estremità articolari distinte. Si trova tra la punta superiore dello sterno (manubrio) e la parte superiore della scapola. I movimenti di extrarotazione dell’Omero mettono in tensione tutti e tre i legamenti Gleno- Omerali, che vengono al contrario detesi durante i movimenti di intrarotazione.Quando l’abduzione viene associata ad un’anteposizione di 30° (abduzione sul piano scapolare) la messa in tensione dei legamenti viene ritardata.
Il Legamento coraco- omerale, che collega le due tuberosità omerali con la coracoide, entra in tensione sia durante l’elevazione anteriore sia durante l’estensione grazie alla direzione dei suoi due fasci, viene invece deteso durante i movimenti di abduzione.La porzione posteriore dell’articolazione risulta meno difesa a causa dell’assenza di componenti legamentose e della sola presenza della Capsula. La stabilità in senso posteriore è per lo più a carico della corretta azione dei muscoli posteriori della Cuffia dei Rotatori (m. Sovraspinato e m. Sottospinoso) e dal corretto rapporto tra Glena e Testa Omerale durante i movimenti: fondamentale risulta il posizionamento della scapola ad opera dei muscoli Stabilizzatori della Scapola (mm. Trapezi, mm. Romboidei, m. ARTICOLAZIONE SCAPOLO-TORACICA: 23, 24
L’articolazione Scapolo-Toracica permette i movimenti di scivolamento della Scapola sul Piano Toracico delle Coste: la scapola può così muoversi in senso supero- inferiore, latero-mediale e ruotare internamente ed esternamente. MUSCOLO SOVRASPINATO: 27Il muscolo Sovraspinato origina dalla fossa sopraspinata della Scapola 28 ed inserisce sul versante superiore del Trochite (Grande Tuberosità) dell’Omero. 29E’ innervato dal Nervo Soprascapolare. 30Fondamentale nei movimenti di elevazione a livello Gleno-Omerale sia sul piano frontale che sul piano laterale, è uno dei muscoli rotatori esterni della Cuffia dei Rotatori: oltre a contribuire ai primi gradi dell’elevazione assieme al Deltoide Anteriore è in grado di garantire una abduzione pari a quella sviluppata dal Deltoide.
Il Muscolo SOTTOSPINATO: 33Origina dalla fossa infraspinata della scapola ed inserisce sul versante postero-laterale del Trochite omerale. 34E’ innervato dal Nervo Soprascapolare. 35E’ il più potente muscolo rotatore esterno dell’Omero. Quando l’arto superiore si trova in posizione di abduzione, stabilizza posteriormente la Testa Omerale. Lavorando in sinergia col m. MUSCOLO GRAN DENTATO: 45Origina dalle prime 8-9-10 coste e dalla fascia che riveste i muscoli intercostali corrispondenti. MUSCOLO PICCOLO PETTORALE: 49Origina dalla 3a - 4 a - 5 a costa in prossimità delle cartilagini costo-sternali e dalla fascia dei muscoli intercostali corrispondenti. Presenta un’inserzione unica sulla tuberosità deltoidea dell’Omero.E’ innervato dal Nervo Ascellare. 52I tre fasci presentano funzioni diverse:- i fasci anteriori, flettono e ruotano internamente l’Omero, ed insieme al m. MUSCOLO GRAN PETTORELE: 53L’origine si estende dalla clavicola, dallo sterno e dalle prime 6/7 coste. MUSCOLO GRAN DORSALE: 55, 56La sua ampia origine comprende le ultime 6 vertebre dorsali, le ultime 3-4 coste e l’apice della scapola, le vertebre del tratto lombare, il sacro e le creste iliache. Trova inserzione nel solco bicipitale dell’Omero.La sua innevazione è a carico del Nervo Toraco Dorsale. 57A origine fissa:- adduce, ruota internamente ed estende il braccio;- I suo fasci obliqui assieme a quelli del Gran Pettorale contribuiscono a mantenere il fisiologico spazio sub-acromiale tra la Testa omerale e la volta acromiale fungendo da antagonisti alla trazione in senso superiore ad opera dei fasci medi del m. Deltoide.
Considerando fissa l’inserzione, il m. Capo Breve, dalla Tuberosità sottoglenoidea della scapola 60bCapo Laterale, dalla superficie posterolaterale dell’Omero tra ilsolco radiale e l’inserzione del muscolo Piccolo RotondoCapo Mediale, dalla superficie posteriore dell’Omero sotto il solco radiale. BIBLIOGRAFIA:“Valutazione cinesiologia”, Hazel M. Clarkson, 2002“Fisiologia articolare”, I.A. Kapandji, 1983“La spalla”, G. La spalla e’ il dispositivo di attacco dell’arto superiore al tronco. Ciò rende conto della facilità con cui si instaurano a livello delle superfici articolari coinvolte (scapolo- omerale, acromion-claveare) delle lesioni di tipo degenerativo (artrosi), che si accompagnano sempre più spesso, con reazioni di tipo flogistico(artrite).

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