Regressione della fibrosi epatica dopo guarigione: stato attuale e prospettive

La fibrosi epatica è un processo patologico che conduce all’accumulo progressivo di tessuto cicatriziale nel fegato. Nel processo di fibrosi, le cellule epatiche danneggiate vengono sostituite da noduli duri che, a lungo andare, alterano l’architettura del fegato impedendone il corretto funzionamento. Questo processo, conseguente ad uno stato d’infiammazione cronica dell’organo, si verifica quando la formazione dei noduli cicatriziali avviene in modo troppo rapido perché il fegato sia in grado di autorigenerarsi.

La diagnosi precoce e la rimozione delle cause responsabili rappresentano la chiave per ostacolare l’evoluzione della fibrosi epatica. In particolare, intervenire per tempo permette al fegato di rigenerarsi in modo sano e può impedire che la fibrosi progredisca verso la cirrosi.

Cause e quadro clinico

Chi è affetto da sindrome da insulino-resistenza, condizione che si verifica quando le cellule del corpo non sono più in grado di rispondere in modo corretto allo stimolo dell’insulina, l’ormone pancreatico deputato al metabolismo degli zuccheri nel sangue. Per tale ragione la produzione insulinica deve aumentare in modo abnorme al fine di ottenere lo stesso risultato. La Fibrosi Epatica Congenita, è una malattia genetica rara che insorge a causa di un difetto genetico presente fin dalla nascita. La mutazione riguarda il gene coinvolto nella sintesi della fibrocistina, una proteina che regola l’interazione tra l’interno e l’esterno delle cellule. I portatori di Fibrosi Epatica Congenita presentano anche un rischio aumentato di sviluppare un carcinoma maligno dei dotti biliari (colangiocarcinoma).

La fibrosi epatica (acquisita) nelle prime fasi è asintomatica, perché i danni al fegato non sono ancora tali da determination disturbi specifici. Man mano che porzioni sempre più ampie di fegato vengono interessate dalla formazione del tessuto cicatriziale, la funzionalità dell’organo comincia però ad essere compromessa. Addome gonfio. Ascite. Negli stadi iniziali, la fibrosi epatica viene difficilmente diagnosticata, se non per caso. In genere, viene scoperta in fase più avanzata e va curata prima che degeneri in cirrosi epatica. Quando le condizioni del paziente risultano compromesse, infatti, l’unica possibilità di guarigione è rappresentata dal trapianto di fegato.

Diagnosi e monitoraggio

La diagnosi di fibrosi epatica, con la valutazione della progressione della malattia, può essere fatta mediante una biopsia di tessuto epatico (procedura invasiva e non sempre definitiva). Lo strumento utilizzato, in questo caso, è il Fibroscan apparecchio costituito da una sonda ad ultrasuoni montata su un sistema vibrante. La sonda, applicata alla pelle del costato, genera un impulso che determina la propagazione di onde elastiche attraverso il fegato, la cui velocità è direttamente correlata alla “durezza” dell’organo (espressa in kPa). In questo modo si ottengono, con buona approssimazione, in modo indolore, non invasivo e rapido, informazioni riguardo allo stadio di fibrosi e al livello di elasticità del fegato.

La fibrosi epatica che non sia degenerata in cirrosi diffusa si può bloccare o rallentare curando le cause alla base, se sono reversibili. Intervenendo per tempo, è possibile invertire la tendenza e permettere al fegato di rigenerarsi in modo sano.

Prevenzione, stile di vita e terapie

Fare molta attenzione all’utilizzo di farmaci, in particolare quelli da banco e di tutti i medicinali che vengano metabolizzati dal fegato. Non esistono farmaci specifici per contrastare la fibrosi epatica (a parte gli antivirali per il trattamento dell’epatite ma solo se questa è la causa della fibrosi). D’altra parte, già eliminando le cause ambientali e comportamentali che concorrono a danneggiare il fegato, è possibile bloccare il processo cicatriziale. Il fegato è un organo straordinario, in grado di rigenerarsi da solo se messo nelle condizioni per farlo: la fibrosi epatica, quindi, ha buone probabilità di regredire se le cause sono reversibili. Perciò è importante puntare sulla prevenzione: effettuare una buona depurazione epatica almeno una volta all’anno seguendo una dieta disintossicante, sottoporsi agli esami ematochimici regolarmente, evitare gli abusi di sostanze tossiche e di farmaci, evitare i rapporti sessuali con partner diversi senza opportuna protezione e limitare il consumo di bevande alcoliche.

Trattamento della cirrosi e prospettive di guarigione

Una speranza per i malati con cirrosi epatica scompensata è rappresentata da una nuova cura basata sulla somministrazione cronica di albumina. Sono incoraggianti, infatti, gli esiti di uno studio clinico randomizzato indipendente pubblicato sulla rivista The Lancet, nell’ambito del quale è stata testata la terapia. La ricerca, durata circa dieci anni, è stata coordinata da un gruppo di ricercatori dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna e ha coinvolto 33 centri italiani.

In generale, in caso di cirrosi epatica è importante seguire un'alimentazione sana e assicurarsi il giusto apporto proteico. Quando la malattia è compensata, questo dev’essere di circa 1,2 g/kg di peso corporeo. Inoltre, in base ai risultati di uno studio presentato durante il congresso EASL 2018, i pazienti con cirrosi epatica che seguono una dieta mediterranea ricca di verdure e prodotti a base di latte fermentato presentano una maggiore diversità microbica intestinale e un minor rischio di ospedalizzazione rispetto a quelli che non la seguono.

Alla diagnosi della cirrosi epatica si arriva tramite esame fisico, esami del sangue ed esami di imaging: TAC, ecografia, risonanza magnetica ed esami specifici come l’elastometria epatica (mediante il Fibroscan). Dipende da diversi fattori. La sopravvivenza media dei pazienti con cirrosi epatica che sviluppano l'ascite si riduce di diversi anni, passando approssimativamente da circa 10 a 2-4 anni.

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schemi di fibrosi epatica e regressione

Fibroscan - Dott. Giovanni Galati

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