Hanno destato qualche apprensione talune recenti informazioni della stampa in tema di malattie infettive in generale e di tubercolosi in particolare. A tale proposito ci ha stupito l’affermazione che nel nostro Paese si è osservato un aumento di casi di tubercolosi. Abbiamo ritenuto pertanto opportuno fare il punto della situazione tra noi operatori sanitari.
Il 24 marzo 2018, in occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi, l’ECDC ha pubblicato i dati relativi alle morti per tubercolosi nel 2016 in Europa: 4.300 decessi su oltre 5 milioni di morti da tutte le cause. Nel 2015 i decessi erano stati 4.500 e in generale il trend è andato diminuendo negli ultimi dieci anni. I dati relativi all’Italia evidenziano che nel 2016 si è osservato il numero più basso di casi di tubercolosi da quanto è attivo il sistema di sorveglianza, cioè dal 1955.
Nel 2016 sono stati notificati 4.032 casi, pari a 6,6/100.000 abitanti, meno di quanto osservato in altri grandi Paesi europei. Nel 2008 i casi erano 4.418, pari a 7,4/100.000, mentre nel 1955 erano 12.247, con un tasso di 25,3/100.000. La mortalità è diminuita, passando da 22,5/100.000 nel 1955 a 0,6/100.000 nel 2016. In questi anni in ambito europeo è mutata la popolazione affetta da tubercolosi, con un aumento di casi nella popolazione immigrata, ciò non perché chi arriva sia già ammalato, ma perché spesso gli stranieri vivono in condizioni meno favorevoli e sono quindi esposti a un rischio più alto di contrarre la malattia.
I dati delle sorveglianze al momento degli sbarchi e nei centri di accoglienza mostrano che la situazione è influenzata dall’ambiente socio-economico. Se è vero che a partire dal 2009 si è verificato un costante aumento della proporzione di casi notificati tra cittadini nati all’estero, è altresì vero che il numero assoluto dei casi è in calo anche fra gli immigrati. Il Ministero della Salute ha emanato linee guida per il controllo della tubercolosi con l’obiettivo di promuovere la standardizzazione della terapia antitubercolare, il follow-up dei pazienti trattati, il miglioramento dell’accesso ai servizi e la prevenzione e controllo della TBC nelle persone venute a contatto con pazienti in fase contagiosa, nelle persone immigrate da Paesi ad alta endemia e in ambito sanitario.
La migrazione come contesto storico e sanitario
La storia dell’umanità è sempre stata caratterizzata da spostamenti migratori. Anche l’Italia ha vissuto due grandi ondate di emigrazione e, dai primi anni 2000, vive una nuova tipologia di emigrazione che interessa principalmente i giovani. Ma è altresì un dato di fatto che in questi ultimi decenni la nostra nazione è stata interessata da un fenomeno di immigrazione importante, anche se inferiore a quello registrato da altri Paesi europei. I fenomeni migratori hanno un impatto anche a livello di sanità. Ma i problemi della salute e degli spostamenti di popolazioni sono temi troppo importanti perché vengano analizzati e discussi partendo da informazioni non corrette e/o superficiali; per trovare soluzioni realmente efficaci per il Paese è necessario partire da notizie, per quanto possibile, precise.
Noi che operiamo nell’ambito della medicina sappiamo che analizzare male i dati può portare a diagnosi errate e a danni al paziente. Altrettanta cautela caretterizza l’ambito sociologico per gestire al meglio fenomeni che presentano anche delle criticità, per il comune interesse della società.
Rischi, sorveglianza e protocolli tra migranti e forze dell’ordine
La presenza di migranti presso i centri di accoglienza o durante operazioni di soccorso in mare coinvolge procedure di profilassi internazionale e controllo sanitario, tra cui l’attestato di libera pratica sanitaria (LPS) rilasciato dal Ministero della Salute per lo sbarco delle persone in arrivo. La LPS segnala l’assenza di rischi per la salute collettiva e consente lo sbarco in porti selezionati. Dopo lo sbarco, l’attività continua per i compiti di profilassi internazionale.
Una delle malattie più diffuse tra i migranti è la scabbia, ma non è nulla di particolarmente preoccupante, essendo un’infezione della pelle diffusa in tutto il mondo. È favorita dalle condizioni di vita; chi vive in sovraffollamento è più vulnerabile. Probabilmente no, ma è importante vigilare non soltanto sulla popolazione migrante; il riemergere della tubercolosi è legato a un aumento diffuso di situazioni di povertà. La tubercolosi è fortemente associata alle condizioni in cui vivono le persone, e l’abbassamento delle difese immunitarie può dipendere da condizioni igieniche scarse e malnutrizione. Le stime sull’UE indicano una prevalenza di TB tra minori migranti ancora significativa, con necessità di azioni mirate e linee guida nazionali supportate da finanziamenti appropriati.
Nell’analisi sistematica di studi su minori migranti nell’UE/SEE e UK, la prevalenza di infezione da M. tuberculosis tra i minori non accompagnati risulta elevata, con una maggiore incidenza di TB attiva rispetto ai minori accompagnati. Questo richiede un’azione immediata per garantire la continuità delle cure e lo sviluppo di politiche sanitarie affidabili e coordinate a livello transfrontaliero.
Implicazioni pratiche per le forze dell’ordine
Il contesto di lavoro delle forze dell’ordine implica contatti con popolazioni migranti in condizioni di vulnerabilità e potenziale esposizione a rischi infettivi. È richiesto che personale sanitario e forze dell’ordine collaborino per garantire la sicurezza e la salute pubblica, mantenendo protocolli di protezione standard e sorveglianza adeguata. La presenza di posti di detenzione o centri di permanenza temporanea può rappresentare potenziali serbatoi di diffusione, rendendo essenziale l’implementazione di misure di sanità pubblica e di coordinamento tra istituzioni sanitarie e forze dell’ordine.

Nascosti in piena vista: le testimonianze dei minori migranti in viaggio (attra)verso l’Europa
Aspetti chiave della vigilanza e della prevenzione
Secondo le linee guida e i dati disponibili, è fondamentale garantire una sorveglianza sindromica efficiente, l’accesso a test diagnostici affidabili e una gestione coerente della cura antitubercolare, anche in contesti di emergenza e soccorso. È necessario promuovere condizioni di vita che riducano i rischi di contagio e assicurare continuità delle cure per i minori migranti, con particolare attenzione ai non accompagnati, che mostrano un rischio di infezione più elevato rispetto ai minori accompagnati.