ecco qualche spunto di riflessione sulla pellicola che ho rischiato di non vedere nel primo giorno di programmazione (dopo averla attesa spasmodicamente per mesi) perché al cinema c’e’ fuori talmente tanta bella roba che la gente ha preso d’assalto le sale di mercoledì, manco avessero dato via banconote da 500 euro insieme al biglietto.
Premesse: come la pellicola si propone e quali ambizioni dichiara
Spiace dirlo, ma Snow White and the Huntsman è lontano dall’essere un film bellissimo. Non che non sia bello, non che non intrattenga, non che non contenga elementi oltre la media; semplicemente, per tutta una serie di motivi, vuole conquistarsi il favore di tutta una serie di fasce di spettatori, finendo però per soddisfare appieno solo quelli che apprezzano i punti sopracitati. Due ore e bruscolini non sono poi una lunghezza infinita, ma se ogni quarto d’ora viene introdotto un nuovo scenario con tutto il corredo di leggende/voci/informazioni base buttate lì alla velocità della luce perché ci sono altri setting da mostrare, si finisce per sfruttare poco il potenziale di idee buone che viene sparso qua e là.
Costellazione di scenari e conseguenze sui personaggi
Troppi, troppi scenari: il castello, la foresta oscura, il bosco delle fate, il villaggio delle sfregiate, le “miniere” dei nani, il bosco innevato, il castello dove vive William, l’assedio dalla spiaggia al castello finale. L’eccessiva popolosità di scenari si riflette del trattamento riservato ai personaggi. Fermo restando che, contrariamente al titolo, l’assoluta protagonista della pellicola è la regina Ravenna, anche il suo background non è che una confusa serie di ricordi, flashback e allusioni più o meno velate (meno).
Gli altri personaggi, eccezion fatta per CacciaThor, vengono costruiti esclusivamente sul rapporto che intercorre con la regina, finendo per essere ancora più confusi, rimanendo sostanzialmente “il fratello pedofilo della regina”, “la tizia che ci vogliono far credere essere più figa della regina” e poco altro. Menzione speciale per il Principe Azzurro, che stavolta si chiama William, che finisce suo malgrado per battere di misura l’inutilità di tutti i principi azzurri precedenti.
Interpretazioni e ritmo narrativo
Anche per le interpretazioni il verdetto non è completamente positivo. Pollice in su che Chris Hemsworth, che fa il suo onesto lavoro sul Cacciatore Ubriacone, su cui gli sceneggiatori sono sembrati così indecisi da non dargli nemmeno un nome. Noi lo chiameremo con affetto CacciaThor, il personaggio che ha perso ciò che ama e si affeziona a Biancaneve man mano che la scorta attraverso i mille scenari del film. Passando a Charlize Theron, ero un po’ preoccupata perché in molti la accusavano di aver esagerato il personaggio. Fortunatamente non ho avuto questa impressione, dato che la sua regina non è semplicemente malvagia e nemmeno disturbata: è psicologicamente instabile, se non proprio matta da legare.
La Regina Ravenna e Biancaneve: caratteristiche chiave e dinamiche
Nel suo passato confuso si intravedono violenze, stupri e un’ossessiva attenzione della madre verso la sua bellezza, che l’hanno portata a sentirsi sostanzialmente abbandonata a sè stessa, tradita dal genere maschile tutto e invidiosa del resto del genere femminile, intessendo rapporti morbosi col fratello (anche qui solo accennati), col suo Specchio, col suo corpo. E poi ci sarebbe la protagonista putativa della storia, la Biancaneve di Kristen Stewart. Il problema è che gli sceneggiatori la fanno vagare da un capo all’altro del suo mondo commuovendosi per tutto e sbattendo gli occhioni a ogni creatura fantastica che incontra, mentre Rupert Sanders si limita a farle un tot di primi piani, aggravando questa sensazione.
Aspetti tecnici: budget, realizzazione e estetica visiva
Non si può che dire bene invece della parte tecnica. Il film è un film a budget elevato, ma spesso risulta curato ancor di più di film ben più costosi o curati da gente ben più fissata con i dettagli. Lo vado a vedere? Immaginati un film un po’ confusionario ma molto ben realizzato su una sorta di Cersei che non solo è figa e parecchio stronza, ma c’ha pure i poteri. Se l’idea ti intriga sì. Ci shippo qualcuno?
Costumi e scenografia: tra maestria artigianale e simbolismo
Qui apriamo una megaparentesi con un sacco di spoileroni. A mio parere il personaggio di Biancaneve rimane così indefinito perché investito di un sottotesto micidiale con Ravenna. Sì, in quel senso lì, proprio da lesbofilm. Innanzitutto vi sfido a trovare un film degli ultimi 10 anni in cui la vita amorosa della protagonista rimanga così in sospeso, con lei che viene incoronata da single e non si caga di striscio né l’inutile William, né Cacciathor, che viene tenuto a distanza di sicurezza di 300 metri per evitare qualsivoglia allusione (io qui al cinema stavo facendo tipo le capriole dalla felicità).
Rigore estetico e simbologia si toccano in costume design e ambientazioni: Ravenna seduce con elegante crudeltà, Biancaneve si arricchisce di armature e tessuti e il Cacciatore veste sempre con materiali organici. Le scenografie, dall Foresta Nera al Santuario delle Fate, creano cornici di potere e minaccia che dialogano con la psicologia dei personaggi, purtroppo senza sempre riuscire a bilanciare ritmo e approfondimento narrativo.
Da Alice a Biancaneve: continuità e scelte registiche
Da Alice in Wonderland a Biancaneve e il cacciatore, la produzione riflette la tendenza di Hollywood a riprendere fiabe classiche con linguaggi maturi e gotici, mantenendo alcuni elementi iconici come lo specchio, la mela rossa e la regina cattiva. L’intento è dunque quello di proporre una rilettura seria e ambiziosa, capace di conciliare azione, epicità e una riflessione su potere e donne protagoniste.
Confronto tra fantasy classico e rivisitazione moderna
La pellicola cerca un equilibrio tra drammaturgia dell’eccesso e spettacolarizzazione, tipica dell’odierno cinema di ampia diffusione, e la necessità di offrire chiavi di lettura personali e contemporanee. La regia di Rupert Sanders propone una reinterpretazione dark e gotica, ricca di riferimenti a iconografie tedesche e a simbolismi che invitano a una lettura multipla dei personaggi e delle loro scelte.
Interventi della critica sul cast e sul personaje
La scelta di Kristen Stewart come Biancaneve è stata discussa; la sua interpretazione è stata vista come punto di forza nella trasformazione da giovane innocente a guerriera. Charlize Theron, invece, è stata lodata per la complessità di Ravenna, pur con una dose di violenza scenica che ha polarizzato alcune reazioni. Chris Hemsworth, nei panni del Cacciatore, apporta un contrappeso tra umorismo, forza fisica e senso dell’onore, bilanciando la dinamica tra Biancaneve e Ravenna.

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