Asfissia radicale e vegetazione riparia: dinamiche, cause e gestione

Gli effetti del ristagno dell’acqua sulle piante sono diversi e dipendono dalla specie e dallo stadio vegetativo. Per raggiungere il secondo obiettivo invece è necessario favorire il drenaggio sottosuperficiale. L’asfissia radicale colpisce diverse tipologie di piante.

Asfissia radicale nell’olivo: sintomi, cause e conseguenze

A. La pianta dell’olivo è sottoposta nel corso dell’anno a numerosi stress e, tra quelli più dannosi, c’è sicuramente l’asfissia radicale dovuto al ristagno dell’acqua a causa di una pioggia abbondante o all’innalzamento delle falde freatiche del terreno. In entrambi i casi si verifica una carenza parziale o totale di ossigeno nel terreno, dal momento che l’acqua va ad occupare gli spazi che un tempo erano occupati dall’aria: l’ossigeno rimane solo nei primissimi strati del terreno, l’ambiente si modifica e questo provoca un cambiamento nel rapporto tra batteri aerobici ed anaerobici.

I secondi aumentano notevolmente, provocando una riduzione dei livelli di manganese, ferro e zolfo e dando il via a processi di denitrificazione. Un periodo di ristagno idrico molto lungo determina un aumento della presenza di sostanze tossiche come il metano oppure l’etano prodotte dai batteri anaerobici. L’asfissia radicale nell’olivo provoca l’immediata fine dell’attività radicale, compreso lo sviluppo e, in alcuni casi, può determinare la morte dei tessuti “attivi”.

Questi cambiamenti così veloci si manifestano nella chioma, dunque sono visibili, dopo qualche tempo: di solito si assiste ad una diminuzione dell’attività vegetativa, i germogli smettono di crescere, le foglie iniziano a cadere e le gemme legnosi ed i fiori iniziano a morire. È chiaro che la pianta è più debole e più esposta all’attacco di parassiti. L’intensità con cui tutto questo si manifesta dipende dal grado di carenza di ossigeno e da quanto il ristagno dura.

Asfissia radicale negli agrumi: patologia fungina e prevenzione

B. L’asfissia radicale agrumi è dovuta ad un fungo che trova nelle condizioni di ristagno dell’acqua l’ambiente migliore per crescere. Le piante colpite da questa patologia inizialmente presentano: una crescita più lenta, una riduzione della superficie delle lamine fogliari ed internodi molto vicini. Il prolungarsi nel tempo del ristagno dell’acqua porta ad un completo ingiallimento della chioma.

Anche in questo caso la prevenzione è molto importante: al momento della ripresa vegetativa l’ideale sarebbe intervenire con trattamenti fogliari che prevengono il marciume.

Le altre colture e la sensibilità all’asfissia radicale

C. L’albicocco è un albero da frutto di piccole e medie dimensioni, disponibile in molte varietà e che si adatta molto bene anche ad arredare il giardino di casa. Siamo in presenza di una pianta che non dovrebbe essere piantata in zone soggette a raffiche di vento molto forti; inoltre albicocco non gradisce terreni pesanti ed argillosi caratterizzati da un costante ristagno di umidità. L’eccessiva umidità ed il ristagno idrico provocano asfissia radicale. L’asfissia radicale albicocco è purtroppo un problema senza soluzione: mi raccomando dunque di bagnare a fondo la pianta nei primi due anni dopo l’impianto per favorire la penetrazione delle radici.

La vite, il pomodoro e l’interrelazione con il drenaggio

D. La vite è una pianta molto delicata, che soffre il freddo invernale, le gelate primaverili e la grandine. L’asfissia radicale vite è uno dei problemi più pericolosi che possono colpire questa pianta: anche in questo caso l’eccessiva presenza dell’acqua determina una carenza di ossigeno. Questa situazione, come nel precedente caso dell’olivo, determina un cambiamento del rapporto tra batteri aerobici ed anaerobici a favore di questi ultimi.

Alberi da frutto e orticoltura: sensibilità all’asfissia e gestione idrica

E. Anche il pesco è molto sensibile all’asfissia radicale. F. Soddisfare i bisogni idrici del pomodoro è fondamentale per assicurarsi un buon raccolto, tuttavia non bisogna esagerare. Questa condizione determina il blocco della respirazione e quindi dell’attività della radice, che sappiamo essere il «cervello» della pianta, ovvero il punto di partenza di tutte le attività fisiologiche; una delle conseguenze dirette di questa condizione è il mancato assorbimento degli elementi nutritivi e la conseguente comparsa di sintomi di carenza a livello fogliare.

Implicazioni indirette sui sistemi radicali e sul suolo

Dobbiamo poi prendere in considerazione una serie di effetti che si ripercuotono negativamente sulla vite in maniera indiretta, come ad esempio la distruzione della struttura del terreno, ovvero dei glomeruli argillo-umici, che tendono a collassare nei terreni saturi di acqua. La sommersione del terreno determina inoltre la lisciviazione degli elementi nutritivi non tratttenuti dal potere assorbente del terreno, in modo particolare dell’azoto, con conseguente ripercussioni negative sulle riserve di questo elemento. Nei terreni situati in prossimità delle rotte dei fiumi si deve inoltre considerare l’arrivo di depositi alluvionali, la cui granulometria è tendenzialmente variabile in funzione delle caratteristiche delle colline o montagne da cui prendono origine i corsi d’acqua. L’alluvione che ha interessato i territori emiliano-romagnoli nel maggio 2023 ha causato l’accumulo di depositi che sotto il profilo granulometrico sono rappresentati prevalentemente da limo, e in minor quota da argilla e sabbia.

Gestione del suolo, drenaggio e nutrizione

L’innalzamento del piano di campagna, quando consistente, determina una diminuzione della quota a cui è collocato il filo portante, che viene a trovarsi a un’altezza dal suolo inferiore a quella impostata in fase di progettazione e realizzazione dell’impianto. Per quanto concerne l’età della vite, è noto come gli effetti peggiori siano a carico delle viti più giovani con apparato radicale più contenuto e con meno disponibilità di sostanze di riserva, importanti per superare il periodo di forte stress a cui la pianta viene sottoposta.

mappa delle zone a rischio ristagno e drenaggio

Tratto dall’articolo pubblicato su Vite&Vino n. di R. Agea ha spinto molto sull’innovazione digitale in questi anni affrontando anche alcuni disagi. Il fatto che le radici abbiano bisogno anch'esse di respirare è noto da tempo. Alcune condizioni diminuiscono la quantità di aria che circola nel terreno e porta al fenomeno chiamato "Asfissia radicale". Può capitare con suoli molto compatti o in caso di allagamento dell’impianto protratto per varie ore.

Le conseguenze di questo fenomeno sono varie e tutte danneggiano la salute della radice e quindi della pianta. Il primo grosso cambiamento è una forte differenza nella disponibilità dei nutrienti. Il manganese diventa molto più disponibile e può portare a tossicità, mentre altri elementi come il ferro o il fosforo tendono a diventare meno disponibili. La seconda conseguenza è appunto legata alla respirazione degli esseri viventi del terreno, che siano radici o microrganismi. Più tempo passano in condizioni di asfissia, più questi organismi vanno verso la morte, partendo prima dalle radichette più piccole e i microrganismi, per poi andare anche verso le radici più grosse. Tutto questo si ripercuote sulla salute della pianta che si ritrova a dover gestire una serie di stress abiotici: disponibilità di elementi lontana da quella a cui è abituata, morte di parti di apparato radicale, ecc.

Ovviamente, una pianta sotto stress è anche più sensibile agli attacchi dei patogeni e le radici morte sono un ottimo terreno di riproduzione di molti funghi e batteri dannosi. Per recuperare dall'asfissia radicale è necessario: Stimolare la ricrescita di radichette. In questo modo si ristabilisce l'apporto di nutrienti verso gli apparati epigei della pianta e si contrasta l'avanzare di microrganismi patogeni che vivono suoi tessuti morti. Potenziare le funzioni antiossidanti della pianta. Le colture che subiscono inondazioni affrontano l'asfissia radicale, fenomeno causato dall'accumulo di acqua superficiale dovuto a piogge o irrigazioni, che comporta una quasi completa saturazione degli spazi vuoti nel terreno, privando così le radici dell'aria essenziale. La mancanza di ossigeno causa poi l’aumento dei batteri anaerobici, portando ad una diminuzione dei livelli di manganese, ferro e zolfo e avviando, così, processi di denitrificazione, con conseguente perdita di azoto disponibile per la coltura e riduzione della solubilità di elementi come zinco, rame e cadmio. In situazioni di ristagno prolungato, si verificano incrementi di sostanze tossiche come solfuri o metano, che ulteriormente deteriorano le condizioni del terreno. In questo ambiente così sfavorevole, gli apici radicali accumulano acetaldeide ed etanolo e si sintetizzano poi etilene ed acido abscissico: questo porta alla chiusura degli stomi delle foglie ed una notevole riduzione dell’attività fotosintetica. La situazione poi è aggravata dalla maggiore vulnerabilità della pianta agli attacchi dei parassiti.

È così che molte piante sviluppano radici superficiali: se da una parte questo indica un aumento delle attività metaboliche, dall'altro le rende meno resistenti nei confronti dei periodi di siccità che spesso seguono all'accumulo d'acqua, mancando di un ancoraggio solido al terreno. In situazioni in cui la corretta sistemazione superficiale del terreno e il sistema di drenaggio non sono adeguati a gestire gli eccessi d'acqua, è essenziale affrontare i danni alle colture. Da un punto di vista nutrizionale, è essenziale intervenire per limitare i danni e soddisfare le nuove esigenze della coltura, che, vivendo in condizioni alterate rispetto alla normale, sperimenta sicuramente uno stress significativo.

Strategie di intervento e innovazioni

K-Adriatica, compatibilmente con la possibilità di intervento, consiglia l'applicazione, via fogliare o radicale, di eK-lon MAX, un estratto 100% naturale di Ecklonia maxima. Attraverso ampie sperimentazioni su diverse colture, il concime eK-lon MAX di K-Adriatica ha dimostrato di favorire lo sviluppo dell'apparato radicale grazie alla sua composizione ricca in regolatori naturali della crescita, come auxine e florotannini come floroglucinolo ed eckol.

Vegetazione riparia: funzioni ecologiche e importanza protezione

Gli ambienti ripari si distinguono dal territorio circostante per la presenza di una vegetazione spesso rigogliosa con stagni e di spiagge o piccoli deserti sabbiosi che sembrano pezzi di paesaggi esotici inseriti un po' surrettiziamente nel nostro mondo domestico. Come efficacemente scrive G. Sansoni: "Le fasce di vegetazione riparia sono condizionate dalle dinamiche idrauliche fluviali, ma a loro volta condizionano così fortemente le dinamiche fluviali -biologiche, morfologiche, evolutive- che devono essere considerate parte integrante ed essenziale degli ecosistemi fluviali" (1).

Le rive infatti, oltre ad essere elemento costitutivo del paesaggio che le ospita, svolgono molti ruoli fondamentali: partecipano al controllo del funzionamento fluviale, costituiscono una fascia tampone per la protezione dell'ambiente acquatico dall'eutrofizzazione, dai pesticidi e altri inquinanti e dalla torbidità, svolgono una funzione determinante per l'ambiente e la qualità della vita in quanto habitat di grande importanza per la biodiversità e luogo ideale per molte attività ricreative.

Fra i vari habitat ripari

Ci occuperemo in particolare di analizzare gli aspetti ecologici della vegetazione riparia, avendo come riferimento principale il già citato lavoro di G. Gli ambienti ripari, data la grande eterogeneità fisica su brevi distanza e le frequenti perturbazioni idrologiche, sono caratterizzati da diversità specifica e produttività paragonabili a quelle delle foreste tropicali umide. Pur così drasticamente condizionato, questo ambiente presenta tuttavia una notevole varietà di situazioni e di popolamenti. Dall'alveo di morbida all'alveo di piena di un fiume che scorre in una piana, si succedono habitat molto caratteristici: dalle piante erbacee pioniere di greto, alle fasce arbustive a quelle arboree più esterne dell'alveo di piena.

Questa sequenza è particolarmente ben rappresentata nella Riserva Naturale Les Iles di Saint-Marcel, dove una sezione trasversale della fascia vegetata riparia mostra una sequenza di popolamenti arbustivi di salici e ontano nei settori più prossimi al fiume, seguiti da popolamenti arborei a salici, ontani e, più all'esterno, pioppo nero. Nelle depressioni e lungo i canali solo periodicamente allagati si sviluppa invece un esteso canneto; nei settori aperti, caratterizzati da dossi sabbiosi o pietrosi, si hanno invece ambienti pionieri con copertura erbacea discontinua adattata addirittura a condizioni di aridità e presenza di specie portate dal fiume dalle quote superiori.

La vegetazione riparia è inoltre fonte di diversificazione di habitat per gli organismi acquatici: le radici sommerse, i rami aggettanti, i tronchi caduti in alveo, le isole fluviali vegetate costituiscono ambienti ideali per la vita dei pesci e dei macroinvertebrati permettendo lo sviluppo di un ricco e diversificato popolamento del corso d'acqua. Le foglie e i rami marcescenti danno inoltre un apporto alimentare insostituibile per il funzionamento delle reti alimentari e l'ombreggiamento e la traspirazione contribuiscono a mantenere le acque fresche e ossigenate.

È stato riscontrato che l'eliminazione della vegetazione riparia - e quindi il venir meno dell'ombreggiamento - può provocare un aumento medio di 3-10 °C delle temperature massime estive (in inverno solo 1-2 °C), con variazioni quotidiane fino a 15 °C. Ciò si ripercuote sulle comunità acquatiche con alterazione del ciclo vitale dei macroinvertebrati e della qualità del cibo disponibile, con riduzione dell'ossigeno disciolto e con l'instaurarsi di condizioni particolarmente difficili per i salmonidi.

Vegetazione ripariale: significato, funzione e sicurezza idraulica

Oltre a condizionare la vita nelle acque, gli ambienti ripari giocano anche un ruolo importante come corridoio vegetale che si sviluppa potenzialmente lungo tutto il corso d'acqua e si collega anche con ambienti terrestri adiacenti, quali boschi e pascoli, favorendo la mescolanza dei popolamenti e offrendo ospitalità alla fauna in transito e rifugio per la nidificazione per numerose specie di uccelli tipici sia dei boschi e delle rupi che degli ambienti acquatici. In tal senso le fasce fluviali sono anche corridoi ecologici ideali, nastri continui di vegetazione che guidano gli uccelli migratori nel loro viaggio stagionale.

Oltre ad essere una sorta di santuario di biodiversità nei nostri territori più antropizzati, la vegetazione riparia svolge anche il fondamentale ruolo di assicurare il consolidamento delle sponde, grazie agli apparati radicali che creano una trama di tessuto vivo che lega le particelle minerali e aumenta così la coesione del suolo. Questa proprietà è stata sfruttata dall'ingegneria naturalistica che utilizza salici e ontano nero negli interventi di consolidamento spondale. Inoltre, la presenza di vegetazione produce per attrito una riduzione della corrente e della sua capacità erosiva.

Essa gioca, grazie a quest'ultimo aspetto, un ruolo importante nella strategia tesa a rallentare il deflusso delle piene attraverso l'allagamento di settori dove controllare la laminazione delle piene stesse. Attualmente, la forte urbanizzazione lungo i corsi d'acqua non consente più di rallentare con la vegetazione i deflussi lungo l'intera asta fluviale, ma una gestione oculata delle piene suggerisce di prendere provvedimenti che superino il ricorso esclusivo alle arginature, motivato dal tentativo di aumentare la velocità della corrente ed abbassare il livello del fiume in termini generici su tutta l'asta fluviale.

Riferimenti e riferimenti metodologici

Come spiega G. Forti ingiallimenti fogliari da asfissia radicale su agrumeto Compattamento, pratiche irrigue inadeguate, pioffe eccessive, scarso drenaggio: le cause sono tante ma gli effetti sono sempre importanti: una perdita di resa che può arrivare al 60%.

Come tutelare la struttura del suolo La struttura di un suolo ideale si compone del 50% di parte solida, 25% di spazi occupati dall’aria e 25% dall’acqua. La causa principale della scarsa aerazione del suolo è legata alle sue proprietà fisiche come tessitura, struttura e densità apparente. In questo caso tessitura fine, scarsa strutturazione ed elevata densità apparente diminuiscono direttamente la capacità per l’aria del terreno e, quindi, l’ossigenazione delle radici.

I problemi di aerazione possono essere esacerbati da piogge eccessive, ristagni per scarso drenaggio, pratiche irrigue inadeguate relative alle attrezzature per l’irrigazione o alla gestione dell’acqua. Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita Abbonati e accedi all’edicola digitale Compattamento e asfissia radicale Il compattamento diminuisce la porosità totale e la macroporosità del suolo, aumenta la sua densità (densità apparente) e la sua resistenza meccanica (le radici, per svilupparsi fra gli spazi molto ristretti, necessitano di elevata energia metabolica che viene distolta da altri processi fisiologici) e distrugge e/o debilita la sua struttura; la bassa capacità di aerazione e ossigenazione che ne consegue conduce a una diminuzione dell’attività radicale (assorbimento di nutrienti e acqua) e, conseguentemente, a un minor rendimento produttivo. Si stima che, in media, la compattazione può causare una perdita di rendimento tra il 10 e il 20%; in casi molto gravi si può arrivare addirittura al 60%. Il colore del terreno fornisce un criterio per stabilire il grado di aerazione: colorazione bluastre o verdastre, dovute alle riduzioni che subiscono gli ossidi di ferro, sono indice di scarsa presenza di ossigeno.

Il ruolo dei cambiamenti climatici L’asfissia radicale ha alle sue origini, principalmente, una riduzione degli spazi liberi del terreno. Ciò accade quando eventi esterni, naturali o antropici, modificano/alterano i rapporti fra gli stati solido, liquido e gassoso del suolo. I cambiamenti climatici possono, anch’essi, mutare la composizione dei gas tellurici, dell’ossigeno in particolare. Le temperature elevate causano un incremento dell’attività dei microrganismi del terreno, che “consumano” maggiormente ossigeno e liberano CO2; inoltre, possono alterare le solubilità dei singoli gas e, di conseguenza, le loro concentrazioni. Piogge eccessive in poco tempo, in particolare in suoli poco drenanti, portano alla rapida saturazione degli spazi liberi creando problemi di asfissia radicale. Alti tassi di evapotraspirazione, causati principalmente da innalzamenti termici, richiedono elevati apporti idrici alle colture che, in particolari situazioni/condizioni, possono modificare la struttura dei terreni e lo stato di areazione.

Agire in prevenzione L’acqua irrigua, se non viene fornita nei tempi e nelle giuste dosi e modalità, può causare direttamente (saturazione della porosità) o indirettamente (modificazioni della struttura) asfissia radicale, in particolare nei terreni a granulometria fine. In questo contesto è fondamentale considerare il rischio di compattazione, fenomeno che si produce quando le particelle del suolo sono compresse e diminuiscono lo spazio e la continuità dei pori. In terreni compattati l’accumulo di acqua nella stagione invernale si riduce, con risvolti negativi nella stagione successiva (stress idrico delle colture). Tutte le pratiche agronomiche che aiutano a ridurre il compattamento avranno risvolti positivi sul ricambio gassoso nel terreno, sullo sviluppo radicale e sulla produttività delle colture. È fondamentale non solo ridurre il passaggio delle macchine, ma mettere in atto tutte quelle pratiche in grado di migliorare la struttura dei terreni: apporto di sostanza organica, inerbimenti, lavorazioni con il giusto grado di umidità, gestione della concimazione, riduzione della salinità, gestione razionale dell’irrigazione, decompattamento ecc.

Ristagno idrico, asfissia radicale e necrosi dei tessuti vegetali sono tre stress abiotici interconnessi che gli agricoltori sono chiamati a controllare. In agricoltura, la valutazione dello stato di salute dell’apparato radicale ricade senz’altro sulle condizioni pedologiche e sul relativo equilibrio microbiologico del suolo. Ne sono prova le colture di orticole infestate da fusarium. Abbiamo conosciuto degli agronomi pedologi che confidano nel metodo QBS-ar, basato sulla presenza di artropodi quali indicatori della qualità biologica del suolo e del grado di stabilità e funzionalità dell'ecosistema.

La valutazione, infatti, non deve riguardare solamente il piano fisico, chimico e biologico a cui fa solitamente riferimento la conoscenza agronomica. Lo stato energetico di un sistema, di un organismo, di una pianta o delle sue parti dipende dal campo magnetico terrestre; il pianeta, tutto ciò che vive sul pianeta, la materia stessa di cui ogni cosa è costituita dipendono dalle leggi della fisica subatomica, ossia dalle cariche magnetiche, che ne determinano forma e sostanza. Dovremmo iniziare a guardare in modo meno specialistico e più in profondità, mettendo in relazione la parte con il tutto. Si chiama formazione di radici da assi secondari o semplicemente crescita secondaria, il tentativo da parte della pianta di ripristinare la funzionalità radicale dopo aver subito un danneggiamento. La scienza agronomica si limita alla denominazione dell’evento attribuendolo ad un “senso innato della Pianta”. Considera il piano fisico, chimico, biologico, ma non conosce il piano magnetico che programma la materia determinandone forma e sostanza. Nel caso dell’asfissia radicale, il ripristino di condizioni favorevoli all’efficienza dell’apparato ipogeo dipende principalmente dalla capacità di riprogrammazione della pianta e solo secondariamente dal reintegro delle riserve nutrizionali. Non serve quindi somministrare sostanze stimolanti per la formazione di nuove radici. Insufficiente la somministrazione di un qualsiasi preparato che non sia in grado di alimentare energeticamente il piano magnetico preservando la programmatica primaria della pianta. In tal senso, i prodotti chimici lavorano sulla struttura materiale, sforzando la materia a discapito dell’energia. La formulazione magnetica che caratterizza i fertilizzanti BioAksxter rende disponibili enormi quantitativi di energia indispensabile per lo svolgimento dei processi vitali di pianta e terreno.

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