Sinusite allergica e problemi gastro-intestinali: intrecci tra naso, stomaco e microbiota

Cos'è la sinusite?La sinusite è un’infiammazione acuta o cronica delle mucose che rivestono i seni paranasali, le cavità delle ossa del cranio localizzate intorno al naso e agli occhi. L’infiammazione provoca un ingrossamento delle mucose e rende difficoltosi il drenaggio e l’espulsione del muco, che può accumularsi nei seni e favorire la proliferazione batterica.

La sinusite può interessare uno o più gruppi di seni: si parla di sinusite frontale quando sono costipati i seni sopra gli occhi, di sinusite mascellare quando sono interessati i seni sotto gli occhi, di sinusite etmoidale se sono coinvolti i seni alla radice del naso tra gli occhi, e di sinusite sfenoidale quando è interessato il gruppo di seni dietro i seni etmoidali.

Classificazione e sintomi principali

Quali sono i sintomi della sinusite?I sintomi della sinusite acuta e della sinusite cronica sono simili. Si parla di sinusite cronica quando i disturbi si protraggono per oltre tre mesi. I più comuni sono:naso chiuso (costipazione nasale);dolore e gonfiore intorno agli occhi, alla fronte, alle guance e al naso;naso che cola, con secrezioni dense e giallo-verdastre;mal di testa da sinusite, che si localizza soprattutto nella regione frontale;anosmia (incapacità di sentire gli odori);alitosi (alito cattivo);febbre;vertigini e capogiri.

In caso di sinusite mascellare a questi sintomi possono associarsi anche mal di denti e mal di gola.Non sono rari i casi in cui la sinusite si manifesta soltanto con sensazione di pressione al viso e mal di testa senza raffreddore.

La sinusite nei bambini può causare anche difficoltà respiratorie, mancanza di appetito e difficoltà a mangiare, irritabilità.

Cause principali

Quali sono le cause della sinusite?La causa più comune della sinusite acuta è un’infezione virale. La sinusite batterica, invece, è più rara ed è spesso una complicanza di una precedente infezione virale.In rari casi l’infiammazione può essere causata da un’infezione micotica o da un’infezione ai denti (sinusite odontogena).

Cause e fattori della sinusite allergica

Oltre alle infezioni virali e batteriche, la sinusite cronica può avere diverse cause:malattie allergiche respiratorie, come l’asma e la rinite allergica (in questo caso si parla di sinusite allergica cronica);polipi nasali;deviazioni del setto nasale;fumo attivo e passivo.

Trattamento e gestione

Come si cura la sinusite?Nella maggior parte dei casi, la sinusite acuta si risolve entro qualche settimana. La cura per la sinusite acuta comprende il ricorso a farmaci decongestionanti, in genere sotto forma di spray nasali o aerosol, mucolitici e antinfiammatori. A seconda della causa, la terapia della sinusite cronica può comprendere corticosteroidi (in forma di spray nasale, aerosol, per via orale o iniettiva), trattamenti antimicotici, somministrazione di antistaminici o farmaci per il trattamento dei polipi. Gli antibiotici per la sinusite, sia acuta sia cronica, sono prescritti soltanto in caso di infezione batterica.

In rari casi, quando le opzioni farmacologiche non funzionano, per risolvere la sinusite può essere necessario un intervento chirurgico, spesso effettuato in endoscopia, in grado di ripristinare la funzionalità dei seni paranasali; l’operazione chirurgica può essere indicata anche per eliminare polipi nasali o correggere deviazioni del setto nasale. La terapia della sinusite mascellare odontogena richiede invece cure mediche dentistiche.

Tra i rimedi naturali efficaci per la sinusite acuta o cronica, da privilegiare in gravidanza, ci sono i lavaggi nasali con soluzione salina o acqua termale o marina, e i suffumigi o fumenti con bicarbonato, classici rimedi della nonna che aiutano a decongestionare il naso e a mantenere le mucose nasali umide.

Non esiste però una cura rapida per la sinusite e non ci sono evidenze scientifiche che terapie alternative come l’omeopatia possano alleviare i sintomi della sinusite acuta.

Asse naso-intestino e microbiota

L’asse naso-intestino mostra caratteristiche distintive come, ad esempio, una comunicazione più rapida attraverso i nervi trigemino e olfattivo. Questo consente ai composti microbici nasali di influenzare direttamente la funzione del sistema nervoso centrale e la motilità intestinale. Inoltre, i batteri commensali nella cavità nasale possono produrre composti antimicrobici, come i peptidi di Staphylococcus lugdunensis, che influenzano la resistenza alla colonizzazione locale e l’immunità epiteliale. In più, i microbiomi nasali e intestinali svolgono un ruolo importante nel plasmare le risposte immunitarie, sia locali sia sistemiche, come sistemi immunologici interconnessi. I metaboliti derivati dall’intestino, inclusi gli SCFA come il butirrato, possono entrare in circolo e potenziare le risposte antivirali nei tessuti distali della mucosa.

Ad esempio, in un modello murino, è stato dimostrato che il butirrato potenzia l’espressione delle cellule T CD8+ nella mucosa nasale durante l’infezione influenzale, migliorando la clearance del patogeno. Al contrario, è stato osservato che le infezioni virali respiratorie che innescano la produzione nasale di interferone gamma (IFN-γ) diminuiscono l’abbondanza di specie di Lactobacillus nell’intestino. I fattori ambientali, quali ad esempio dieta e assunzione di farmaci, svolgono un ruolo cruciale nel plasmare le comunità microbiche. Ad esempio, l’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro, come l’amoxicillina, riduce l’abbondanza di Bifidobacterium nell’intestino e Lactobacillus nelle vie nasali, consentendo a patogeni opportunisti come Clostridioides difficile e S. aureus di prosperare. Anche la composizione della dieta influenza ulteriormente l’ecologia microbica. Una dieta povera di fibre e ricca di grassi porta a una riduzione dei Clostridiales produttori di SCFA nell’intestino, compromettendo l’integrità epiteliale e la regulazione immunitaria. Inoltre, un’eccessiva assunzione di zucchero si associa a una maggiore abbondanza di Staphylococcus nel microbioma nasale, il che può aumentare lo stato infiammatorio delle vie respiratorie superiori e la sinusite. La disbiosi in entrambi i siti può amplificare l’infiammazione sistemica.

Livelli nasali elevati di Moraxella sono stati associati ad un aumento delle immunoglobuline E sieriche, implicate nella sensibilizzazione allergica, mentre la crescita eccessiva intestinale di Enterobacteriaceae è collegata ad una maggiorproduzione di IL-6 e a un peggioramento della gravità dell’asma. L’interazione tra i microbiomi nasali e intestinali suggerisce la possibilità di individuare trattamenti innovativi per le malattie respiratorie e allergiche. Ad esempio, i probiotici orali (come i ceppi di Lactobacillus e Bifidobacterium) possono ripristinare l’equilibrio microbico intestinale e sopprimere l’infiammazione polmonare mediante rilascio di SCFA e aumento dei recettori T. Allo stesso modo, le terapie rivolte al microbioma nasale possono neutralizzare direttamente i patogeni. Ad esempio, il Corynebacterium pseudodiphtheriticum, un batterio nasale commensale, produce fattori che uccidono selettivamente lo S. aureus meticillino resistente nei seni paranasali, contribuendo così a smantellare i biofilm cronici.

Studi clinici randomizzati e controllati mostrano che l’integrazione orale di simbiotici (ad esempio, Lactobacillus/Bifidobacterium più inulina o frutto-oligosaccaridi) riduce i sintomi clinici e i livelli di IgE nella rinite allergica, mentre i probiotici orali (come L. paracasei e L. L’asse microbiota naso-intestino è una componente integrante dell’immunità mucosale e della salute sistemica. Gli studi discussi evidenziano che il microbiota nasale e intestinale non sono entità isolate, ma parti di una rete microbica-immunitaria interconnessa, in grado di influenzarsi a vicenda attraverso la segnalazione immunitaria, i metaboliti microbici e l’integrità della barriera. La rinosinusite cronica potrebbe influenzare la composizione del microbiota intestinale, favorendo alterazioni riconducibili a una condizione di disbiosi. In particolare, sono state osservate variazioni a carico di alcuni gruppi batterici appartenenti soprattutto ai Proteobacteria e ai Bacteroidetes.

La rinosinusite cronica, nota anche con l’acronimo CRS, è una patologia infiammatoria delle cavità nasali e dei seni paranasali che colpisce circa il 5-12% della popolazione. Negli ultimi anni, l’attenzione della ricerca si è spostata sempre più sul possibile ruolo del microbioma nella CRS. Il microbioma umano, sia a livello intestinale sia nella cavità nasale, contribuisce infatti alla regolazione della risposta immunitaria e alla protezione nei confronti di microrganismi potenzialmente patogeni. Alcuni studi hanno già mostrato che, nei pazienti con rinosinusite cronica, il microbiota nasale può presentare una composizione diversa rispetto a quella dei soggetti sani, con la presenza di generi batterici come Corynebacterium e Staphylococcus. Tra le alterazioni già descritte in letteratura figurano, per esempio, un aumento di Saccharopolyspora e una riduzione di batteri appartenenti alle famiglie Ruminococcaceae e Bifidobacterium.

Per approfondire questo aspetto, i ricercatori hanno utilizzato un approccio di randomizzazione mendeliana, un metodo che consente di valutare possibili relazioni causali sfruttando dati genetici. I risultati hanno indicato una possibile relazione causale tra CRS e 12 taxa del microbiota intestinale. Le alterazioni più rilevanti riguardano alcuni gruppi appartenenti ai Proteobacteria e ai Bacteroidetes. In particolare, la rinosinusite cronica è risultata associata a un aumento di taxa come Deltaproteobacteria, Desulfovibrionales, Desulfovibrionaceae, Bilophila e un taxon non classificato appartenente a Bilophila. Lo studio ha inoltre evidenziato un’associazione con l’aumento di Alistipes indistinctus e Odoribacter splanchnicus, entrambi appartenenti al gruppo dei Bacteroidetes. Un ulteriore elemento emerso dall’analisi riguarda le vie metaboliche associate al microbiota. I ricercatori hanno identificato 21 pathway potenzialmente influenzati dalla rinosinusite cronica. Alcuni risultavano ridotti, come la biosintesi di UDP-N-acetil-D-glucosamina, mentre altri apparivano aumentati, tra cui la biosintesi di NAD+ a partire dall’aspartato. Nel complesso, lo studio rafforza l’ipotesi che la rinosinusite cronica non sia una condizione limitata esclusivamente alle vie nasali e paranasali, ma possa inserirsi in un quadro più ampio di interazioni tra infiammazione, sistema immunitario e microbiota intestinale.

Relazione tra rinite allergica e gastrite

Asma e sinusite, due problematiche che apparentemente hanno la loro stagionalità (le allergie per il fiato corto, gli sbalzi di temperatura fra ambienti condizionati e caldissimi per naso chiuso e mal di testa). A volte, però, il problema non sta nei bronchi o nel naso, ma nello stomaco.«Da me arrivano tanti pazienti che si sono rivolti a numersi specialisti senza avere la diagnosi corretta. Perché il fiato corto o l’asma possono avere mille spiegazioni e, prima di guardare allo stomaco, si pensa a un’allergia e si prescrivono antistaminici o cortisone. Oppure per la sinusite antidolorifici e aerosol ma, appena finita la cura, il sintomo riappare, perché la vera causa non è stata ancora accertata. Insomma, conosciamo bene i sintomi cosiddetti tipici delle gastriti (bruciore al petto, sapore di acido in gola, cattiva digestione), ma non quelli atipici», spiega il dottor Alessandro Targhetta, geriatra e fitoterapeuta a Venezia.

Mettere in rilievo la gastrite come possibile punto di origine

Quando bisogna insospettirsiIn che modo i succhi gastrici arrivano a infiammare i bronchi e persino i seni paranasali, cioè quelle cavità ossee situate sopra gli occhi e collegate al naso? «Per il potere irritativo di questi acidi, che non è solo locale, cioè si ferma alla gola e oltre non va. La gastrite infatti può dare cefalea frontale-oculare, uno dei sintomi atipici più diffusi del reflusso e della cattiva digestione», spiega Targhetta.

«Il problema è che se adesso il disturbo può essere considerato legato al periodo delle allergie, poi diventa cronico: i pazienti che arrivano da me hanno un’asma e una sinusite permanenti, ormai tutto l’anno e magari da tempo. Insomma, un’allergia continua deve fare venire dei sospetti che vanno oltre l’apparato respiratorio, anche nel caso ci sia una presunta reazione agli acari, che si manifesta soprattutto al chiuso e quando si va in camera da letto e in certe condizioni. Questo però non spiega il fatto di avere tutti i giorni il mal di testa o il fiato corto e la tosse. Insomma, il segreto è pensare in questi casi anche a una gastrite che non ha i sintomi classici della malattia. La visita clinica generale è sempre fondamentale, perché oltre a vedere una gola arrossata, spesso basta toccare nel punto giusto lo stomaco perché il paziente riferisca dolore o fastidio. Infine, se ci pensiamo, intestino, stomaco, apparato respiratorio e naso fanno parte di un grande sistema di mucose collegato che in questi casi vede correre l’infiammazione fra un organo e l’altro, anche se lontani fra di loro».

Check-up della dieta per la gastrite atipica

Il check-up della dietaIl sospetto che si tratti di una gastrite dai sintomi atipici possiamo farcelo venire anche guardando alla nostra dieta. «Che spesso è troppo acida, e quindi favorisce questi problemi perché fonte di infiammazione», sottolinea l’esperto. Ci sono alimenti appartenenti alla nostra preziosa dieta mediterranea che sono ottimi e sani, ma anche acidi, e quindi non vanno bene per tutti. Ecco perché una delle prime cose da verificare è vedere se dopo l’assunzione di certi cibi compaiono i sintomi. Anche perché comunque, la revisione della propria dieta e del suo potenziale acido è un passo obbligato quando viene fatta la diagnosi. Le farine bianche, per esempio, sono da evitare, ed è meglio optare per quelle integrali. La carne rossa, fonte di infiammazione, va limitata al solo consumo settimanale. Anche il latte e i suoi derivati (compreso lo yogurt e i formaggi molli), pur avendo un’iniziale azione basica e di tampone, nella loro elaborazione nell’apparato digerente crea poi acidosi e reflusso.

Anche la categoria degli agrumi è a rischio, e non solo le spremute: adesso imperversa il bicchiere di acqua e limone tutte le mattine, ma assumerlo fa reagire molti con la tosse secca, che è uno dei sintomi dell’eccessiva acidità. Vero che l’acido ascorbico che contiene dà una reazione basica finale ma, all’inizio, a contatto con lo stomaco, è “fuoco”. La frutta poi va mangiata non dopo i pasti ma a colazione o come spuntino di metà mattina o pomeriggio, mentre i succhi di frutta sono da evitare perché ricchi di fruttosio. Infine, attenti alle combinazioni, come la pasta con il ragù rosso (con carne e pomodoro): mangiatela con le verdure. E no alla carne più formaggi».

Fitoterapia: tre rimedi green che funzionano

La medicina tradizionale cinese da sempre mette in relazione stomaco con bronchi e naso. «La fitoterapia può fare la differenza nella cura, affiancandosi alle terapie farmacologiche decise dal medico o sostituendole», conclude Targhetta. «Per fortuna lo stomaco è un organo che reagisce presto alle cure soprattutto se si corregge in parallelo l’alimentazione. Nel giro di 20 giorni si sta meglio».

«Il ficus carica, la passiflora e il calamo aromatico sono i tre rimedi fitoterapici più efficaci in questi casi», spiega il nostro esperto. «Possono essere presi insieme o anche da soli: è il caso della passiflora, se l’elemento ansia e stress sono prevalenti nella digestione». In media si usano due volte al giorno per minimo 20-30 giorni.

Ficus carica Le gemme del fico sono un valido aiuto per la digestione perché regolarizzano la secrezione gastrica, riducono l’acidità e anche l’eccessiva motilità intestinale. Il fitoterapeuta in questi casi consiglia di solito 2,5 ml di macerato glicerico con acqua prima di pranzo e cena tutti i giorni. Le trovi in farmacia in prodotti già pronti con queste indicazioni specifiche.

Passiflora Lo stress è uno dei grandi potenziatori del reflusso gastroesofageo, perché aumenta la produzione di acido. «A chi somatizza molto a livello di stomaco i problemi della vita di tutti i giorni consiglio allora la passiflora in tintura madre, sempre 2,5 ml con acqua prima di pranzo e cena tutti i giorni», spiega il dottor Alessandro Targhetta.

Calamo aromatico «La tintura madre di questa pianta è perfetta per chi all’acidità diagnosticata unisce gonfiore e senso di peso allo stomaco o di aver mangiato sempre troppo, perché ha un ottimo potere digestivo», consiglia il nostro fitoterapeuta.

La disbiosi intestinale avrebbe un ruolo nella rinite allergica. Un recente studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology, infatti, indagando i profili microbici intestinali in individui con rinite allergica, ha evidenziato delle differenze a livello di diversità del microbiota e a livello di metabolomica. L’indagine è stata condotta da Guangchen Sun e colleghi del General Hospital of Northern Theater Command di Shenyang a Liaoning, in Cina. La rinite allergica è l’infiammazione cronica del naso e dei seni paranasali provocata dalla risposta eccessiva del sistema immunitario ad allergeni come polline, polvere, muffa o peli di animali.

Questa condizione si manifesta con sintomi simili al raffreddore, quali starnuti, prurito, naso chiuso e produzione di muco. I disturbi, di solito, iniziano subito dopo l’esposizione a un allergene. La rinite allergica è causata da una risposta immunitaria sbilanciata, che determina il rilascio di immunoglobuline E (IgE) da parte dei linfociti, la degranulazione dei mastociti, con rilascio di sostanze chimiche infiammatorie, e un’infiammazione caratterizzata dalla presenza di eosinofili.

Partendo dal fatto che il microbiota intestinale ha molteplici effetti diretti e indiretti sul metabolismo, sull’immunità e sul bilancio energetico, la disbiosi può influenzare l’infiammazione allergica. E le caratteristiche alterazioni del microbiota osservate nella rinosinusite cronica sono una prova a sostegno dell’esistenza di un asse intestino-naso. Il ruolo del microbiota nella rinite allergica

Studio e risultati

Lo studio mirava a indagare il ruolo della disbiosi nella rinite allergica. I ricercatori hanno preso in considerazione 23 pazienti con rinite allergica e 15 soggetti sani, sui quali sono stati definiti la struttura del microbioma intestinale e il quadro completo dei metaboliti di origine microbica. Dall’analisi è emerso che i pazienti con rinite allergica mostravano una comunità microbica diversa rispetto ai controlli. Ad esempio, taxa come Faecalibacterium, che producono acidi grassi a catena corta (SCFA), erano ridotti, suggerendo una diminuzione della capacità immunoregolatrice. Al contrario, taxa potenzialmente associati all’infiammazione, come Fusobacterium, erano aumentati.

Queste variazioni microbiche potrebbero contribuire alla disregolazione immunitaria sistemica osservata nella rinite allergica, anche se le differenze erano evidenziate principalmente nei taxa meno abbondanti, mentre le specie più comuni restavano in gran parte invariate. L’analisi metabolomica, invece, ha rivelato che nei pazienti con rinite allergica, le vie di sintesi delle vitamine che coinvolgono la biosintesi del pantotenato e del coenzima A (CoA) erano interrotte e le vie di accumulo di energia erano alterate. Anche questi effetti, dunque, potrebbero avere un ruolo nell’alterazione delle risposte immunitarie e infiammatorie. E in generale, è probabile che lo stato di salute e la nutrizione influenzino la protezione o la promozione della malattia in associazione a queste alterazioni microbiche.

E in generale, è probabile che lo stato di salute e la nutrizione influenzino la protezione o la promozione della malattia in associazione a queste alterazioni microbiche. Ad esempio, un’alimentazione con una quantità insufficiente di fibre potrebbe essere un fattore di rischio per la rinite allergica se i taxa produttori di SCFA, che si nutrono di fibre fermentabili nell’intestino, fossero ridotti, poiché ciò ridurrebbe al minimo la resilienza a tale alterazione. Inoltre, è possibile che i metaboliti del microbiota dell’intestino non causino, ma piuttosto aggravino, l’infiammazione che si manifesta a livello nasofaringeo.

Fonte:Sun G. et al., Integrated gut microbiome and metabolomics analysis reveals microbial-metabolic cross-talk in allergic rhinitis. Frontiers in Microbiology (2025); doi: 10.3389/fmicb.2025.1652915Iss. Rinite allergica. Uno studio italiano mostra che quattro settimane di supplementazione con GABA e Melissa officinalis riducono la gravità dei sintomi della sindrome dell'intestino irritabile con diarrea, con benefici... Il settore degli integratori alimentari si dota di nuove linee guida tecniche condivise. Il primo documento, elaborato da un gruppo di lavoro promosso da ADAFIS con rappresentanti di SITELF, AFI e... Associare integratori con meccanismi d’azione differenti non si traduce necessariamente in un miglioramento superiore della performance. Una metanalisi mostra che la creatina da sola offre i...

Conclusioni operative e strumenti utili

La sinusite è l’infiammazione della mucosa che riveste i seni nasali o paranasali, ossia piccole cavità piene d’aria scavate nelle ossa del volto in corrispondenza degli zigomi, della fronte, della mascella e ai lati del naso. La forma batterica è probabilmente la più comune e generalmente si identifica con sintomi che peggiorano dopo la prima settimana e che persistono per oltre dieci giorni, se la gravità della sua manifestazione è superiore a una qualsiasi causa virale e se l’uso di decongestionanti non comporta alcun beneficio. La mucosa dei seni paranasali di fronte all’infezione, si infiamma, si gonfia e produce grandi quantità di muco che rimane intrappolato nelle cavità. L’insorgenza della sinusite è favorita anche dalla presenza di condizioni predisponenti dell’individuo stesso quali polipi nasali o difetti anatomici (deviazione del setto nasale, ipertrofia dei turbinati) tali da ostacolare il drenaggio e la fuoriuscita di muco dalle cavità nasali. particolari tipi di allergia (rinite allergica o febbre da fieno) o altre condizioni mediche che interessano soprattutto le vie aeree (fibrosi cistica o malattia da reflusso gastroesofageo) o che impediscono il corretto funzionamento delle ciglia a livello nasale. La sua manifestazione caratteristica in fase acuta è la sensazione di pressione sul volto che segue i movimenti del capo accompagnata da un dolore accentuato e localizzato nella zona dove ristagna il muco. Un dolore alla fronte, per esempio, indica che sono colpiti i seni frontali, se invece interessa la mascella, l’arcata dentale superiore e le guance può indicare che sono affetti i seni mascellari. Anche l’età gioca un ruolo importante nel determinare il quadro clinico. I bambini più piccoli infatti lamentano spesso sintomi molto simili a un comune raffreddore (naso chiuso o che cola, febbre leggera) mentre durante il periodo adolescenziale è più comune la tosse secca, febbre, congestione che si intensifica, mal di denti, agli orecchi e dolore al volto. Talvolta è possibile che presentino anche mal di stomaco, nausea, mal di testa e dolore in zona oculare. A volte la febbre è presente anche tra gli adulti abbinata a uno stato generale di malessere. Le complicanze più serie riguardano soprattutto le forme croniche e purulente. bronchite per diffusione dell’infezione attraverso le vie aeree discendenti. Talvolta, in situazioni più rare, ma più gravi, la sinusite può comportare l’insorgenza di neuriti ottiche, meningite, trombosi del seno cavernoso e longitudinale oltre che complicazioni oculari soprattutto nella prima infanzia. Molte delle infezioni acute dei seni paranasali si risolvono con trattamenti di auto-medicazione e portano alla completa guarigione. Soprattutto alla prima manifestazione, per liberare le cavità dal muco si consigliano rimedi naturali in particolar modo attraverso fialette monodose o spray nasali salini non medicati a base di soluzione fisiologica (utile solo per il lavaggio) o ipertonica (con effetto decongestionante). impacchi caldi sulla fronte. Anche l’assunzione di abbondanti liquidi sembrerebbe avere un effetto positivo nell’alleviare la sintomatologia e il grado di infiammazione andando a fluidificare le secrezioni nasali e contribuendo all’eliminazione degli agenti infettivi per azione meccanica. Nelle forme più gravi, croniche o ricorrenti è invece opportuno intervenire farmacologicamente tenendo presente la causa scatenante in modo da ottimizzare l’efficacia delle cure. I casi virali di sinusite solitamente non richiedono alcuna terapia precisa benché gocce o spray nasali medicati con vasocostrittori ad azione decongestionante siano molto usati, a volte anche attraverso la combinazione di più principi attivi. È importante ricordare come il loro uso deve tuttavia essere interrotto dopo 6-7 giorni di uso consecutivo per evitare ricadute. Rigorosamente su consiglio del medico e quando la sinusite è di origine batterica potrebbero essere indicati gli antibiotici da assumere per otto o dieci giorni, magari associati a cortisonici e mucolitici anche per aerosol. Amoxicillina, doxiciclina e sulfametoxazolo-trimetroprim sono quelli maggiormente consigliati e prescritti soprattutto a pazienti con sinusite cronica, con dolore e fastidio al volto che non migliora dopo la prima settimana di terapia con semplici decongestionanti oppure in caso di sintomi gravi da rinosinusite. Sono in genere da preferire antibiotici a spettro limitato, ovvero attivi solo nei confronti di un ristretto numero di batteri, in quanto meno soggetti al fenomeno di resistenza. Se la terapia antibiotica non si dimostrasse efficace nemmeno con principi attivi ad ampio spettro, di solito è necessario ricorrere a test allergologici o a metodologie di desensibilizzazione. Nel caso di sinusiti di natura allergica può essere opportuna l’assunzione di farmaci antistaminici, sia topici (spray) sia sistemici, sempre su consiglio del medico. Le formulazioni da banco possono essere utili nel ridurre prurito, starnuti o congestione nasale. Sono disponibili inoltre combinazioni di antistaminici con basse dosi di un decongestionante con buona azione sulla mucosa nasale. Gli antistaminici, a causa del loro meccanismo d’azione, possono avere effetti sedativi e causare sonnolenza. Inoltre, per prevenire e alleviare i sintomi da rinite allergica in soggetti predisposti, tra i prodotti da banco troviamo anche spray nasali medicati a base di cortisonici (da prescrizione) da iniziare un paio di settimane prima della stagione allergica senza restrizioni temporali di utilizzo. Infine, si valuta di ricorrere all’intervento chirurgico quando il controllo dei sintomi attraverso l’approccio naturale e/o farmacologico non ha avuto effetti. La tecnica più comune è di tipo endoscopico e prevede l’uso di un tubicino inserito nella cavità nasale con l’obiettivo di ampliare i canali di drenaggio del muco tra i seni e il naso permettendo il riciclo dell’aria e la fuoriuscita del muco.

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