Con l’articolo di oggi andiamo a trattare una piaga sociale in via di ampliamento: la solitudine. Come vedremo non è “essere soli” il problema, ma è un altro. Oggi ne parliamo in profondità. “La sensazione di essere soli e non voluti è la più terribile povertà.” Madre Teresa di Calcutta. Oggi vedremo cos’è che fa diventare la solitudine una compagna difficile e impareremo come trattarla meglio per portarla dalla nostra parte.
Se per caso questo fosse proprio uno di quei periodi per te, spero che questo articolo ti possa aiutare a prendere questa situazione indubbiamente difficile con meno pesantezza, aiutandoti finalmente a trovare una soluzione a questo momento.
Solitudine: quando è un problema
Se non hai mai passato un momento nella vita in cui sei stato felicissimo da solo, difficilmente crederai che sentirsi soli possa non essere un problema. In effetti, se vogliamo proprio essere letterali, sentirsi soli non è essere soli. Già questo è un primo modo di approcciare la questione e può aiutarti a capire se c’è un problema, oppure no.
Ma secondo me, il modo migliore per spiegarlo è usare l’inglese. Ecco perché: per indicare questo disagio, in italiano usiamo la parola solitudine, che però è anche la stessa parola che usiamo per altri momenti in cui l’essere soli è un piacere. “Vado a camminare sulla spiaggia, nella solitudine”. Non so te, ma io in questa frase ci trovo solo un gran piacere.
In inglese, però, questo non avviene. Solitude vs Loneliness
“Loneliness esprime il dolore dell’essere soli, solitude esprime la gloria dell’essere soli.” Paul Tillich. Come puoi vedere dal titolo, la lingua anglosassone ha due parole simili ma ben distinte per indicare il disagio del sentirsi soli e la sensazione dell’essere soli. Solitude esprime la situazione dell’essere solo, situazione che può essere neutra, piacevole o spiacevole. Indica chiaramente lo stato fisico del non essere in compagnia di nessuno. Loneliness invece è la sensazione di tristezza di chi si sente solo e percepisce un senso di isolamento sociale, pur magari non essendo realmente solo.
Ma anche qui, non siamo ancora giunti al quando sentirsi soli è un problema. Solitudine e sentirsi soli a cosa può servirci? Questo disagio è un meccanismo ben rodato del corpo e della mente umani. Ha una funzione ben precisa, in effetti. Sentirsi soli serve ad aumentare l’attenzione in vista di possibili minacce, alza la percezione di vulnerabilità e accende il desiderio di connessione. È chiaramente un meccanismo di sopravvivenza, specialmente per noi umani che sulla socialità abbiamo costruito non solo la nostra sopravvivenza, ma anche il nostro successo come specie. Siamo sempre stati in grado di fronteggiare minacce più forti di noi grazie alle nostre comunità e alla nostra abilità empatica. È chiaro che la nostra fisiologia e neurologia cercheranno di promuovere un comportamento prosociale e di punirne uno antisociale. Non è detto che uno o l’altro siano sempre giusti, sia chiaro, ma è così che ci siamo evoluti.
Chiamiamolo “isolamento”. Non mi piace mai intervenire a gamba tesa sulla nostra bellissima lingua, ma forse con questa definizione ci ritroviamo più facilmente. Useremo isolamento come gli inglesi usano loneliness. Questa parola non è l’esatta traduzione, ma ci renderà più semplice capirci… almeno per lo scopo di questo articolo. Allora, quando l’isolamento è un problema?
Come abbiamo appena detto, è un importante meccanismo di sopravvivenza e autoregolazione, ma come ogni funzione temporanea del corpo, quando diventa cronico significa che c’è qualcosa che non va. Come sempre, osserviamo il fatto che ci sentiamo soli e accettiamolo. Poi lasciamo che le giuste azioni (di riconnessione consapevole) avvengano in tempistiche e modalità di qualità. Di questo, comunque, parliamo dopo.
L’isolamento diventa un problema quando è vissuto come una sofferenza prolungata e si fatica a risolverlo, che sia di origine percettiva o fisico. La solitudine negativa: un problema sempre più comune
D’altronde i tempi in cui viviamo non ci stanno di certo aiutando a sentirci meno soli e a coltivare pensieri poco positivi sul futuro, se così li possiamo definire. Pandemia, guerre, e chi più ne ha più ne metta, negli ultimi anni hanno pesantemente minato tutte le certezze che avevamo fino a poco tempo fa sulla nostra vita e sul mondo in cui viviamo. In questo clima poco felice (per usare un eufemismo…) e di incertezza si è inserito un senso di solitudine che sta colpendo sempre di più la nostra società.
In Italia, secondo uno studio di fine 2020-inizio 2021, il 55% degli italiani intervistati afferma di soffrire di solitudine, con la quota più alta, il 32%, nella fascia dai 18 ai 34 anni, contro il 21% nella fascia dai 55 anni in su. Dati confermati da uno studio di Hawkley e Cacioppo; oltre l’80% dei minorenni riporta di sentirsi solo e il numero diminuisce gradualmente fino agli over 65. Di questi ultimi, il 40% continua a riportare di provare isolamento sociale, almeno qualche volta.
Sentirsi soli, le conseguenze sulla salute
Il sentirsi soli è un gigantesco problema per la salute umana. Senza esagerare, si può dire che sia uno dei più importanti segnali che permettono di prevedere: Malattie cardiovascolari, Invecchiamento precoce, Mortalità. Sì, hai letto bene. Anche la mortalità. Per quanto riguarda la parte “mentale”, l’isolamento sociale è stato associato a rischi significativamente aumentati di suicidio, disturbi di personalità e psicosi, perdita di capacità cognitiva, Morbo di Alzheimer, Depressione.
Solitudine e depressione: un legame (quasi) inossidabile
Quando ci si sente soli per un periodo di tempo prolungato e questo provoca sofferenza interiore e relazionale è facile cadere in uno stato depressivo. Quando accade, nonostante isolamento e depressione si influenzino a vicenda, il sentirsi soli permette di prevedere aumento dei sintomi depressivi a intervalli di un anno, cosa che non avviene in direzione contraria. Per cui il sentirsi soli aumenta i sintomi depressivi, ma la depressione non aumenta la sensazione di solitudine. Ah, l’isolamento aumenta anche lo stress percepito, la paura, valutazioni negative, ansia e rabbia, diminuendo l’autostima e l’ottimismo.
Con queste ho solo toccato la punta dell’iceberg, in quanto i danni di questo tipo di solitudine continuerebbero in liste molto più lunghe e profonde, ma credo che ci siamo capiti. Da questa comprensione possiamo passare a delle possibili soluzioni, prima che sia troppo tardi.
Come combattere la solitudine
“Nella solitudine, la mente si rafforza e impara ad appoggiarsi a se stessa.” Laurence Sterne. Cominciamo anche qui con un disclaimer importante: se hai bisogno di aiuto, cerca aiuto, specialmente da un professionista ove necessario.
Nell’articolo sulla tristezza ti ho suggerito di non intervenire mai in modo reattivo sulle emozioni: reagire direttamente su di esse, infatti, non fa altro che aggravarle e renderci incapaci di gestirle. Lo stesso consiglio vale per l’isolamento: non cercare subito di intervenire appena senti il vuoto della solitudine. Facendo così, non avrai mai la possibilità di conoscerlo. Ti garantisco che, lasciandogli il tempo e lo spazio di esistere, ti sembrerà molto meno profondo di quanto è. In alcuni casi questo lavoro di accettazione porta direttamente il vuoto a dissolversi. Ci sono invece dei casi in cui il vuoto è veramente molto profondo da portarti a fare persino fatica a respirare. Ci sono stato, lo so. Facevo giorni interi con l’asma dall’ansia che quel vuoto mi provocava, quindi se ti trovi in questa situazione, ti capisco davvero. In quel caso, valgono comunque gli stessi consigli, ma cerca aiuto.
E, per tornare a livelli accettabili di funzionalità, prova una delle soluzioni che ti propongo qui sotto. Prima di darti le possibili soluzioni per abbandonare la solitudine, però, voglio dirti una cosa che NON devi fare: cercare riparo e rifugio dall’isolamento nei social network. Se è vero, infatti, che queste piattaforme offrono nuove possibilità di socialità, è altrettanto vero, però, che possono acuire ancor di più le sensazioni di chiusura e isolamento. È estremamente complicato, infatti, e sfido chiunque a dimostrarlo il contrario, che una relazione mediata da un dispositivo possa dare le stesse emozioni e soddisfazione che può donarti un rapporto in carne ed ossa. Quindi, prima cosa importante: NON cercate di rimediare al vostro isolamento cercando rimedio nei social. Possono solamente aumentare il distacco tra la tua persona e la società reale.
Come non sentirsi soli: alcune soluzioni
Ogni tanto, risolvere problemi anche gravi richiede soluzioni relativamente semplici. Questa frustrante semplicità ci fa sembrare tali soluzioni delle ovvietà o delle banalità. Non significa che non siano soluzioni adatte. Ci tengo a fare questa sottolineatura perché, chi si sente solo o depresso, spesso è portato a difendere con le unghie e con i denti la sua misera situazione e a sottovalutare soluzioni semplici e pratiche solo perché “sembrano cavolate”. Alcune volte possono esserlo, ma altre no. Se sei proprio in questa pagina, quelle che leggerai funzionano. Dopotutto è la base che sta alla nostra idea di lavoro, dare strategie che funzionano davvero.
Soluzione 1: Pratica Mindfulness
La Mindfulness sistema talmente tante cose che andrebbe comunque sempre praticata a prescindere. In questo caso non solo ti permetterà di conoscere meglio te stesso, le tue sensazioni e il tuo modo di provare la solitudine, ma probabilmente ti aiuterà a mitigarla in maniera consistente. Potrebbe persino portarti ad amare solitudine e silenzio, così da ridurre enormemente gli effetti dell’isolamento.
Soluzione 2: Distraiti
Spesso questa soluzione viene sottovalutata, considerata alla stregua di una menzogna. Ma chi ci obbliga a passare le giornate in balia del dolore e dei pensieri spiacevoli? Te lo dico io: NESSUNO. Questa non può essere una strategia a lungo termine e non può essere usata come unica strategia. Anche per quello te la sto dicendo dopo la mindfulness. Prima conosci, poi intervieni. Ma distrarsi, con un’attività di flow, una passeggiata, un lavoro, qualcosa di impegnativo… non è per forza un male. Spesso è proprio la chiave per tornare funzionanti e chiedere aiuto dove necessario o intraprendere decisioni che richiedono un po’ di coraggio come…
Soluzione 3: Inizia una conversazione con qualcuno
Se hai amici, sarà meno grande il coraggio richiesto. Ma se non li hai, dovrai approcciare un estraneo o qualcuno a cui non parli da tempo. Non sarà facilissimo, ma funzionerà. Qualche piccolo consiglio: non approcciare qualcuno che sembri un assassino armato o che sia di corsa verso il lavoro. Lo so che sembra un’ovvietà, ma in queste situazioni la nostra capacità di giudizio può essere indebolita. Cerca sempre di valutare se la situazione è adeguata e non dannosa.
Soluzione 4: Rientra in contesti sociali
Questo è un consiglio piuttosto vago, ma perché questo articolo diventerebbe infinito se elencassimo tutti i singoli casi. Iscriviti a un corso offline. Un luogo dove devi andare di persona a imparare un’abilità o uno sport; Unisciti a un circolo: i gruppi di lettura, cinematografici e club privati anche ludici sembrano una cosa di altri tempi, ma invece ci sono ancora e funzionano benissimo. Sono un’occasione stupenda per cominciare a coltivare nuove amicizie con un forte interesse comune; Chiama un amico o un familiare. In alcuni casi, questo è difficile o impossibile. Ma dove è possibile, anche se non senti quella persona da decenni, prova a contattarla. I mezzi ci sono. L’unica cosa che ti chiedo, e lo faccio a titolo personale, è: digli la verità. Dì a questa persona che sei in un momento di solitudine e stai cercando di ristabilire i contatti con il mondo. Non inventare storie, non girare intorno alla verità. La verità vince su tutto.
Soluzione 5: Prendi un animale domestico
Mi rendo conto che questa non è una soluzione sempre praticabile: un animale dipende da te, quindi devi esserne consapevole, nel momento in cui fai questa scelta. Ma i vantaggi in termini di salute psicofisica e felicità possono essere abnormi. Se hai spazio e tempo per permetterti un animale, che sia un pesce, un cane, un gatto o una salamandra… prendilo e prenditene cura. L’amore nelle due direzioni farà grandi cose.
Soluzione 6: Scrivi un diario
Nei momenti più difficili, scrivere delle proprie emozioni aiuta a trasformarle e renderle innocue. E, nel momento in cui è difficile trovare compagnia, il diario diventa comunque un compagno di dialogo. Inoltre, è un luogo sicuro in cui dire la verità: nessuno lo leggerà e giudicherà, puoi liberarti di tutto ciò che pensi senza problemi di forma o censura. Tieni conto che i diari vengono usati in diverse terapie psicologiche, per cui puoi stare tranquillo sulla loro effettiva utilità. Se non lo hai mai avuto, esci pure e comprane uno che ti piace. Vedrai che ti aiuterà a gestire questo momento. A me ha salvato la vita in diverse situazioni.
Sentirsi soli, come approfondire ulteriormente?
Siccome ci sono stato tante volte in questa situazione, ho pensato che ti sarebbe piaciuto avere una mano diretta da prendere in questo momento di difficoltà. Nel 2012 mi sono trovato per un anno in stato di isolamento e mi sarebbe stato di grande aiuto qualcuno che mi potesse dare una mano. Una al giorno, arriveranno con un invito all’azione che ti aiuterà a uscire dai momenti di solitudine, in modo da renderli più sopportabili o farli proprio sparire. Se ti andrà di farmi sapere se questi inviti hanno funzionato, sai dove trovarmi. Nel frattempo, ci sentiamo alla prossima! Severino.

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