Allergie respiratorie: cause, sintomi, diagnosi e trattamenti legate agli alveari domestici

Visita Pneumologica Che cos’è (e come viene fatta)? Scopri tutte le fasi della visita specialistica e come il Dott. Enrico Ballor valuta il paziente per il disturbo che presenta. Tutti i comuni animali domestici dotati di pelo possono potenzialmente essere responsabili di forme allergiche. I cani come i gatti, certamente più diffusi, ma anche i coniglietti, le cavie, i criceti e i piccoli roditori possono spesso provocare allergie respiratorie con sintomi talora anche molto gravi. I gatti sono generalmente responsabili di forme allergiche, asmatiche o anche solo oculo-rinitiche (sintomi solo a livello di occhi e naso), mediamente più importanti, per frequenza e intensità dei sintomi, rispetto a quelle provocate dal cane. E non sono da scordare nemmeno gli uccellini variopinti, né gli uccelli da allevamento dei cortili, (polli, oche, tacchini, ecc.), in quanto anche loro, attraverso gli allergeni contenuti nelle loro piume, possono essere fonte di allergia e di tosse persistente senza spiegazione (vedi “ Tosse persistente dell’adulto e del bambino”), oltre alla possibilità di divenire veicolo di infezioni respiratorie in soggetti immunodepressi, tra le quali le infezioni da Salmonella, la criptococcosi polmonare (Criptococcus neoformans) e l’istoplasmosi polmonare ( Histoplasma capsulatum).

Nel caso in cui un soggetto si sia accorto di essere diventato allergico al gatto e non si voglia liberare dell’animale regalandolo, ad esempio, ad un amico, dopo essersi accertato che lo tratti bene, deve lavare molto bene l’animale almeno una volta alla settimana in acqua abbondante, prestando particolare cura alla pulizia delle orecchie. La stessa cosa vale anche nel caso del cane. Gli si dedichi uno spazio confinato nell’abitazione che consenta di limitare la diffusione dell’allergene volatile. Il vero agente responsabile della sensibilizzazione allergica non è il pelo dell’animale né la forfora dello stesso (desquamazione polverulenta della cute). L’animale, con il suo leccarsi per pulirsi, trasporta l’allergene (Fel d 1) presente nella sua saliva sulla cute e sui peli e questi diventano veicolo della permanenza in sospensione nell’aria di una grande quantità di materiale dotato di capacità allergenica. Il fatto che il paziente non sia allergico all’animale, non vuol dire che lo rimanga per sempre! O che non avendo mai avuto problemi nel passato al contatto con un animale, ciò autorizzi ad escludere la natura allergica di un asma bronchiale di nuova comparsa. Si tenga presente che i cosiddetti “gatti ipoallergenici” (gatto siberiano - gatto Sphynx) non è vero che non siano allergenici, ma è vero invece che sono produttori di una minor quantità di allergene. Anche tali gatti, quindi non possono definirsi “anallergici” (dotati di totale incapacità allergenica), ma al massimo ipo-allergenici (meno allergenici di altri). I gatti maschi sono decisamente più allergenici dei gatti femmina ed il gatto castrato è il meno allergenico di tutti. Ricordare che l’allergene del gatto è praticamente ubiquitario (presente un po’ ovunque) ed è facile che un soggetto asmatico allergico al gatto possa entrare in ambienti in cui esistano felini o ci siano passati senza che lo sappia, rischiando in questo modo una crisi asmatica o una reazione allergica nasale o laringea talora serie (vedi “Laringite acuta e cronica” - “Rinite allergica ”).

Tener presente che i soggetti allergici ad allergeni animali che insistano a mantenere in casa l’animale incriminato solo in quanto non responsabile di crisi respiratorie gravi, mantengono comunque una cronica infiammazione bronchiale (vedi anche “Iperreattività bronchiale aspecifica”) che più facilmente può scompensarsi con crisi asmatiche più gravi in presenza di cause irritative o infettivo-infiammatorie aggiuntive della vie aeree che diversamente provocherebbero poche conseguenze. Può essere utile l’impiego di filtri-depuratori da ambiente nelle case in cui ci sia un animale allergenico al quale il paziente asmatico sia sensibilizzato. Può spesso capitare che il paziente si sottoponga ai test allergometrici e questi risultino negativi per la responsabilità dell’animale domestico con il quale il paziente allergico è a contatto.

Nel periodo dell’impollinazione delle piante gli animali domestici divengono importanti veicoli di allergie respiratorie, non tanto per la loro diretta responsabilità come allergeni, quanto per il loro ruolo di inconsapevoli trasportatori dei pollini allergenici intrappolati all’interno del loro pelo (vedi “Pollinosi”). Ricordo come lo scopo di sottoporsi alle prove allergometriche risieda non tanto nella pura conoscenza di ciò che genera il problema allergico respiratorio, quanto nella possibilità di evitare poi finalmente il contatto tra paziente e allergene responsabile una volta individuato. Conoscere la principale causa della propria malattia e rinunciare a eliminarla mi pare un comportamento per lo meno imprudente quando non pericoloso, specie se confrontato con i rischi che derivano da tale scelta.

A proposito dei vaccini (immuno-terapia desensibilizzante specifica) ricordo come, per quanto la semplicità di assunzione degli stessi (orali) e la notevole riduzione dei rischi rispetto alle gravi reazioni di una volta ne abbiano favorito la diffusione, gli stessi non garantiscono in ogni caso la certezza del risultato, né possono rendere superflua la messa in atto di tutta la serie di misure atte a ridurre il contatto tra allergene e paziente. Il consiglio è che prima di procedere all’acquisto di un cucciolo, che una volta entrato in casa ben difficilmente ne uscirebbe, se ne discuta con lo pneumologo che conosce e cura quel paziente asmatico e le sue manifestazioni respiratorie allergiche. In quanto, mentre sarebbe eccessivo, in certi casi, allontanare l’animale dalla casa di un asmatico allergico agli animali senza neppure parlarne, troverei imprudente la persistenza dello stesso in una casa dove viva un paziente asmatico (bambino o adulto che sia) che soffra di crisi respiratorie allergiche, specie se particolarmente intense. Ciò che fa la differenza nella pratica clinica, non è tanto la concomitante presenza di paziente allergico e animale allergenico nello stesso luogo, quanto le conseguenze che il secondo provoca sul primo per quella moltitudine di fattori che lo specialista è abituato a valutare. Si ricordi anche che allontanare dalla casa un animale al quale il piccolo si sia affezionato rappresenta un trauma sia per l’animale sia per il bambino.

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Impatto delle allergie respiratorie e sintomi comuni

Le allergie influiscono sulla qualità della vita e possono causare sintomi importanti come l’asma. Le persone sensibilizzate agli allergeni sviluppano la rinite allergica con sintomi come naso che cola, prurito, lacrimazione degli occhi, congestione respiratoria e stanchezza. Gli allergeni più comuni includono acari della polvere, pollini, muffe e peli di animali. Le allergie respiratorie possono essere stagionali o perenni. Una conseguenza spesso sottovalutata della rinite allergica è che mette anche le persone a maggior rischio di sviluppare l'asma. Le persone con rinite allergica hanno una probabilità tre volte maggiore di sviluppare l’asma rispetto alle altre, e i pazienti con rinite allergica causata dagli acari della polvere presentano un rischio significativamente più elevato di sviluppare l’asma rispetto a coloro la cui rinite allergica è causata dai pollini delle graminacee. L'aumento delle allergie respiratorie può essere attribuito a diversi fattori, come l'adozione di pratiche igieniche più avanzate e i cambiamenti nello stile di vita. Il cambiamento climatico in corso contribuisce all'aumento delle allergie. Il riscaldamento globale prolunga i periodi di pollinazione, incrementando la presenza di polline nell'aria e la sua potenza allergenica. Si ritiene che l'inquinamento atmosferico, in particolare l'ozono e le particelle di diesel, abbia un ruolo nell'aumento della frequenza delle allergie.

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