Dolori articolari, mani addormentate, affanno, tachicardia ed extrasistole: sintomi, cause e percorsi diagnostici

Formicolio, iperidrosi (secchezza delle mani) e dolore alle dita e alle mani, sono alcuni dei sintomi da non sottovalutare. Nella maggior parte dei casi, soprattutto se alle prime tre dita della mano, il formicolio potrebbe essere il primo sintomo della sindrome del tunnel carpale, la patologia forse più frequente delle mani che può interessare anche pazienti giovani. In genere, i sintomi che si manifestano a riposo e quindi slegati da particolari attività sono causati da un’alterazione dei nervi periferici. In presenza di questi sintomi si consiglia di seguire alcune regole per contenere il sintomo e valutare se questo si possa risolvere spontaneamente. In particolare è consigliabile evitare posture che accentuino la compressione sul nervo interessato, cambiare spesso posizione ed effettuare frequenti pause se si eseguono attività ripetitive. Solitamente l’esame clinico è sufficiente per fare diagnosi e proporre un trattamento terapeutico. L’intervento è molto semplice, dura pochi minuti, viene eseguito in anestesia locale per via endoscopica, in regime ambulatoriale, non prevede posizionamento di punti di sutura, ma solo di un cerotto e soprattutto la mano è libera di essere utilizzata normalmente già dal giorno dopo.

L’extrasistole è una variazione, in molti casi non preoccupante, del ritmo cardiaco (aritmia), in particolare è una contrazione anticipata del cuore. Diverse persone che ne soffrono riescono a percepire questo battito alterato che sentono come “palpitazioni irregolari”, o come una sensazione di vuoto al petto, il famoso “tuffo al cuore”. Per avere la conferma che si tratti di extrasistole è necessario sottoporsi a esami strumentali precisi. Perché accade? Normalmente lo stimolo alla contrazione del muscolo cardiaco parte dal nodo seno-atriale che si trova nell’atrio destro, per poi attraversare rispettivamente l’atrio sinistro e i ventricoli pompando il sangue. Nelle persone che soffrono di extrasistole invece, lo stimolo non arriva dal nodo seno-atriale, ma da altre sedi, come atri e ventricoli, interferendo con la normale conduzione dell’impulso elettrico. Si distingue fra extrasistole atriale, quando lo stimolo arriva dalla muscolatura dell’atrio, extrasistole ventricolare, quando proviene dalla muscolatura del ventricolo, ed extrasistole atrioventricolare se lo stimolo deriva dal nodo atrio-ventricolare. Nella maggior parte dei casi l’extrasistole è asintomatica, cioè non da disturbi né viene percepita dalla persona. Talvolta invece si sente che c’è qualcosa di strano, come “battito d’ali” o un “vuoto”, di arresto del battito cardiaco, specie se si soffre di extrasistoli continue o ripetitive, cioè se si presentano in coppie/triplette, oppure si alternano con il ritmo normale determinando mancanza di respiro o vertigini. Spesso si riscontrano a riposo, in piena digestione, specie quando questa risulta più faticosa. Benigna: se nel corso del test da sforzo il loro numero diminuisce. Maligna, se nel corso del test da sforzo le extrasistoli aumentano. Altra cosa è la tachicardia parossistica sopraventricolare, che consiste in episodi di frequenza cardiaca regolare e veloce (circa 160-220 battiti al minuto) che inizia in concomitanza con attività fisica intensa ma che non origina nei ventricoli. Ha la peculiarità di iniziare e finire improvvisamente. Per calmare la tachicardia possono essere utili delle manovre vagali, cioè che fanno leva sul nervo vago, connesso con l’attività cardiaca, da eseguirsi anche da soli. L’unico modo per sapere se si soffre di extrasistole e per capirne la natura benigna o maligna, è la visita cardiologica specialistica. Il cardiologo procede prima di tutto con visita medica e anamnesi, iniziando con l’elettrocardiogramma (ECG), che però, durando pochi minuti, potrebbe non individuare l’extrasistole sporadica. È più indicato l’elettrocardiogramma dinamico secondo Holter, ovvero la registrazione del battito cardiaco per 24 ore. Successivamente il medico procede con l’ecocardiogramma, cioè l’ecografia per individuare problemi strutturali di tipo congenito (come cardiomiopatie ipertrofiche) o di natura ischemica o valvolare. In alcuni casi più gravi, in cui i farmaci da soli non riescono a tenere sotto controllo le extrasistoli, o in presenza di cardiopatie che danno origine anche alle extrasistoli, si sottoporrà il paziente a interventi più invasivi. L’intervento per correggere le extrasistoli, inattivandone le cellule responsabili, è la cosiddetta “ablazione transcatetere”, condotta in anestesia locale e con ricovero. Vengono introdotte delle sonde attraverso le vene o le arterie, inducendo l’aritmia con impulsi elettrici. Anche i bambini possono soffrire di extrasistole, e nella maggior parte dei casi non c’è da preoccuparsi. Nel 2017 l’unità di cardiologia e aritmologia pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha prodotto il documento per colleghi pediatri “Premature ventricular complexes in children with structural normal hearts: clinical review and recommendations for diagnosis and treatment”, dove spiega quando e come eventualmente preoccuparsi. Anche per i bambini vale la differenza fra extrasistoli benigne e maligne, che abbiamo evidenziato per gli adulti. Possono anche verificarsi delle extrasistoli a livello fetale o neonatale. Non ci sono alimenti che provocano l’extrasistole, ma semmai dei comportamenti che possono contribuire a favorire l’insorgenza di extrasistole benigna (cioè non dovuta a patologie cardiache sottostanti). Nella maggior parte dei casi l’extrasistole è asintomatica, cioè non da disturbi né viene percepita dalla persona. Ti è mai capitato di svegliarti nel cuore della notte con una strana sensazione alle mani? Come se fossero addormentate, pesanti, quasi non ti appartenessero più? In molti casi è un fenomeno innocuo e passeggero. Si manifesta quando i segnali nervosi che dovrebbero viaggiare senza ostacoli lungo i nervi vengono disturbati. Il nervo mediano, responsabile del tunnel carpale, innerva il pollice, l'indice, il medio e parte dell'anulare. Un caso particolare che merita attenzione è il formicolio alla mano sinistra. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si tratta di una compressione nervosa localizzata, come nella sindrome del tunnel carpale o in problematiche cervicali. Solo in presenza di altri sintomi come dolore toracico, difficoltà respiratorie o senso di oppressione al petto, si deve pensare a un possibile coinvolgimento cardiaco e agire tempestivamente. Non tutti i formicolii alle mani hanno la stessa origine: alcuni sono temporanei e legati a posture scorrette, altri invece sono il campanello d’allarme di condizioni più complesse. Hai mai sentito pizzicare il pollice, l’indice e il medio dopo aver lavorato ore al computer? Potrebbe essere sindrome del tunnel carpale, la forma più frequente di formicolio dovuta a compressione del nervo mediano nel polso. Un dolore che parte dal collo e arriva fino alla punta delle dita? Hai mai notato che le mani iniziano a pizzicare quando sei molto agitato? Non tutti lo sanno, ma anche ciò che metti (o non metti) nel piatto può influenzare il sistema nervoso. Capire perché compaia il formicolio non è sempre immediato. Serve osservazione, ma anche il supporto di esami e specialisti. Inizia sempre dal medico di base, che raccoglie la tua storia clinica e valuta il quadro generale. Se il formicolio è la voce del tuo corpo, i rimedi sono la risposta. Il trattamento varia da persona a persona. Non trascurare l’impatto dell’alimentazione e del benessere generale sul sistema nervoso. È raro, ma il dolore e formicolio al braccio sinistro possono essere sintomi di un infarto. Il primo coinvolge il polso, il secondo origina dalla colonna vertebrale. Tra i sintomi dell'extrasistole ce n'è uno inconfondibile: è una sensazione di colpo al petto, con una fase di vuoto immediatamente dopo. Ma cosa si nasconde dietro questo termine e quando le extrasistole sono pericolose per il cuore? L’extrasistole è un battito cardiaco anticipato, differente dalla tachicardia. Quello che si percepisce soggettivamente non è in genere l’extrasistolia vera e propria ma è la pausa che segue al battito anticipato. Le extrasistoli sono il piu’ delle volte forme di aritmia semplice e possono manifestarsi a qualsiasi età, anche nei bambini soprattutto nella fase di crescita. Si riconoscono tre diverse tipologie di extrasistole, definite sulla base dalla loro sede di origine anatomica: gli atri, i ventricoli e la giunzione atrio-ventricolare. Le extrasistoli atriali e ventricolari possono però essere conseguenti a malattie cardiache (vizi valvolari, malattia delle coronarie, cardiomiopatie ecc. Quando le extrasistoli sono state identificate come “benigne” non è il caso di allarmarsi, è comunque importante tenerle sempre sotto controllo medico. Il problema può diventare più serio quando le extrasistoli sono molto frequenti e comportano disagi nell’ambito della vita di relazione. In alcuni casi oltre alla percezione del battito irregolare si possono manifestare capogiri, vertigini e sensazione di respiro difficoltoso. Il problema è ancora più rilevante quando si associano a una patologia cardiaca identificata. Le extrasistoli sono la più comune forma di aritmia, cioè di alterazione del battito cardiaco, e spesso sono benigne e asintomatiche: sebbene la loro natura e la loro tipologia vadano sempre indagate, solo in alcuni casi si rivelano pericolose. Le extrasistoli possono comparire a qualunque età, anche in soggetti sani, e quando sono isolate o rare potrebbero manifestarsi con sintomi lievi o non essere proprio percepite. Quando sono molto numerose o raggruppate, invece, il paziente potrebbe avvertire dei sintomi come palpitazioni, stanchezza, difficoltà respiratorie e la sensazione di “sfarfallio” al cuore o di un battito saltato (una sorta di tuffo al cuore). Come si individuano le extrasistoli? Spesso, quando sono asintomatiche, la loro presenza viene scoperta per caso, nel corso di altri accertamenti. In caso di sintomi sospetti, ma comunque anche per indagare a fondo la natura dell’extrasistolia, i primi esami a cui ci si sottopone sono l’elettrocardiogramma, il test da sforzo e soprattutto l’Holter ECG, che consente di monitorare il battito cardiaco in modo continuativo per uno o più giorni. In base a queste informazioni (numerosità, distribuzione e tipologia), e considerando anche lo stato di salute generale del soggetto, il suo stile di vitae la sua storia familiare, il medico valuta la serietà della situazione e gli eventuali accertamenti ulteriori da svolgere. In generale, è positivo se le extrasistoli tendono a diminuire durante lo sforzo, mentre se peggiorano potrebbero essere di natura maligna. Per quanto riguarda la tipologia, le extrasistoli che nascono negli atri hanno più possibilità di rivelarsi benigne rispetto a quelle che si originano nei ventricoli. Ancora, sono certamente meritevoli di maggiore approfondimento i “battiti extra” che si manifestano dopo un infarto o quando sono in corso malattie cardiache note. Gli sportivi devono fare particolare attenzione e sottoporsi regolarmente alle visite mediche idoneità, specialmente se svolgono attività fisica che sottopone il cuore ad affaticamento. Per curare l’extrasistolia talvolta può essere sufficiente agire sulla causa: ad esempio, colmare una carenza di potassio o migliorare il processo digestivo. Le extrasistoli sono battiti cardiaci anticipati rispetto al normale ritmo del cuore. Si manifestano come una sensazione di “colpo”, di pausa improvvisa o di battito irregolare e, nella maggior parte dei casi, non rappresentano un problema serio, soprattutto nelle persone senza malattie cardiache note. Nel concreto, le extrasistoli sono contrazioni che partono da un punto del cuore diverso dal normale pacemaker naturale. Possono originare dagli atri o dai ventricoli e comparire anche in cuori strutturalmente sani. Molte persone avvertono le extrasistoli solo occasionalmente, mentre altre le percepiscono più spesso, soprattutto a riposo o la sera. È opportuno rivolgersi al medico se le extrasistoli sono molto frequenti, associate a capogiri, dolore toracico, affanno o svenimenti, oppure se compaiono in presenza di una cardiopatia. Le extrasistoli possono essere classificate in base a origine, frequenza e modalità di comparsa. Spesso il paziente non percepisce di avere uno o più episodi di extrasistole, che può quindi essere asintomatica. Se, invece, le extrasistoli sono ripetitive o frequenti possono alterare il ritmo del cuore determinando come conseguenza palpitazioni, con battiti accelerati o irregolari. Nel caso in cui le extrasistoli siano benigne i sintomi tendono a peggiorare a riposo, dopo aver mangiato o durante la notte, ma spesso migliorano con l’attività fisica. Quando le extrasistoli devono preoccupare? Nella maggior parte dei casi le extrasistoli sono benigne e non pericolose, soprattutto se compaiono in persone giovani o senza patologie cardiache note. oppure se compaiono durante uno sforzo fisico. Le possibili cause dell’extrasistole sono diverse, in base allo stato di salute della persona che ne è colpita. Ci sono alcune possibili correlazioni tra reflusso gastroesofageo ed extrasistole. Questo tipo di aritmia cardiaca e il reflusso possono essere innescati entrambi dallo stress. Elettrocardiogramma dinamico secondo Holter, un elettrocardiogramma che ha la particolarità di registrare l’attività del cuore nell’arco di 24 ore, ma che può protrarsi fino a 72 ore. Talvolta, può essere richiesto un ecocardiogramma color doppler al fine di accertare la conformazione cardiaca e l’eventuale presenza di malformazioni congenite o acquisite, e un test da sforzo, per osservare l’andamento degli episodi extrasistolici in relazione all’esercizio fisico e appurarne così la benignità o malignità. Un aggravamento dei sintomi sotto sforzo, infatti, può essere il segno di un affaticamento patologico del cuore. Le extrasistoli legate all’ansia sono molto comuni e, nella maggior parte dei casi, non indicano una malattia del cuore. Un indizio tipico è la loro associazione a sintomi come agitazione, respiro corto, nodo allo stomaco o sensazione di allarme, più che a segni fisici cardiaci. Per escludere cause cardiache, il medico può sempre prescrivere un elettrocardiogramma o un ECG Holter. Gli episodi di extrasistolia benigna non necessitano di trattamento, ma tutt’al più di una correzione dei fattori di rischio. Andranno evitate quelle abitudini che possono provocare stress, ansia, difficoltà nella digestione o stanchezza. Le extrasistoli ventricolari meritano di essere tenute sotto osservazione, poiché possono essere legate a patologie più gravi o evolvere in fibrillazione ventricolare. Adottare uno stile di vita salutare è un aspetto importante per la gestione delle extrasistoli e per la salute del cuore in generale. Uno stile di vita sedentario e una dieta non salutare possono d’altro canto contribuire all’obesità e ad altre condizioni quali pressione alta e diabete, fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, e sono quindi in grado di aumentare l’incidenza delle extrasistoli. Un’eventuale patologia cardiaca potrebbe richiedere invece, a seconda dello specifico disturbo e della sua gravità, una riduzione dell’esercizio motorio. Ciò non significa che il movimento fisico sia precluso ai pazienti cardiopatici: di solito è raccomandato in forma leggera, nel rispetto delle generali condizioni di salute.

Con le basse temperature invernali si può percepire dolore alle mani nel movimento delle dita. Ma quando questo sintomo può essere un campanello d’allarme per patologie legate alle articolazioni delle mani? Le mani sono gli strumenti con cui svolgiamo tutte le attività quotidiane e lavorative, e per questo sono particolarmente esposte e sovraccaricate. Sono quindi molto frequenti malattie infiammatorie, come il tunnel carpale, le dita a scatto, la tendinite e, visto che sono costituite da molte articolazioni, possono soffrire anche di artrosi. La più comune è l’artrosi trapezio metacarpale che dà dolore nelle prese. Si tratta della sofferenza provata da un nervo della mano chiamato “nervo mediano”. È un nervo misto, costituito da una parte motoria che dà la forza al muscolo ponente, che ci permette di ruotare il pollice oltre che avere “presa” con le dita, e una parte sensitiva che ci dà il tatto e la capacità di sentire gli oggetti alle prime tre dita. A causa di una malattia infiammatoria che colpisce i tendini flessori della mano e li fa ingrossare. Si crea così una compressione nervosa che riduce la vascolarizzazione del nervo provocando dolore. A cosa sia dovuta la contrazione non è chiaro, il fatto che ne siano più colpite le donne potrebbe far pensare a questioni ormonali. È un tipo di dolore accompagnato da formicolii principalmente alle prime tre dita che, a lungo andare, può arrivare fino al polso e al gomito. Il principale campanello d’allarme è quando, di notte, ci svegliamo per il formicolio e il dolore. L’esame principale è l’elettromiografia. Un esame elettrico che permette non solo di indagare se il problema è causato da una sofferenza periferica a livello del polso, ma ci dà anche un’idea della gravità della sofferenza del nervo. Sì, il tunnel carpale ha come unico trattamento quello chirurgico. Ci sono terapie che servono per alleviare le sintomatologie, soprattutto notturne, ma non sono risolutive. Con l’intervento possiamo allargare il nervo attraverso una procedura mini invasiva per via endoscopica che permette di svolgere l’intervento in anestesia locale facendo un piccolo accesso cutaneo tramite il polso, da 5 a 7-8 millimetri. Il dolore agli arti può interessare interamente o parzialmente l’arto inferiore o superiore. Il dolore a carico delle articolazioni è trattato in un’altra sezione del manuale. Il dolore agli arti può essere costante o insorgere a intervalli irregolari. Il dolore può essere precipitato dal movimento o non avervi alcuna correlazione. Possono essere presenti anche altri sintomi, come calore, arrossamento o altre variazioni di colore, intorpidimento o formicolio, in base alla causa del dolore agli arti.

Sezioni chiave di competenza clinica e segnali d’allarme

Segnali d’allarmeNei soggetti con dolore agli arti, certi sintomi e manifestazioni sono segnali d’allarme. Tra questi troviamo: Dolore grave e improvviso Arto freddo al contatto o pallido Dolore toracico, sudorazione, respiro affannoso o palpitazioni Segni di malattia grave (per esempio, stato confusionale, febbre o collasso) Comparsa improvvisa di gonfiore, vesciche o macchie blu su un arto Fattori di rischio per trombosi venosa profonda, come recente intervento chirurgico, allettamento o gesso ad un arto inferiore Deficit nervosi di nuova insorgenza, come debolezza o perdita di sensibilità dell’arto interessato.

EsamiL’esecuzione di esami non è necessaria per tutti i soggetti che presentano dolore agli arti. Spesso i medici riescono a diagnosticare la causa del dolore agli arti in base ai sintomi del soggetto e ai riscontri dell’esame obiettivo. Tuttavia, in alcuni casi sono necessari degli esami per confermare la diagnosi. Per esempio, i medici possono controllare l’indice caviglia-brachiale per diagnosticare arteriopatia periferica. La pressione arteriosa viene misurata in entrambi i bracci e in entrambe le gambe. Se la pressione arteriosa alle caviglie è inferiore a quella delle braccia di una certa quota (inferiore al 90% della pressione del braccio), il flusso ematico all’arto è inadeguato.

Trattamento del dolore agli artiIl modo migliore per risolvere il dolore agli arti è trattare il disturbo di base. L’uso di analgesici, come paracetamolo e farmaci antinfiammatori non steroidei, può aiutare ad attenuare il dolore.

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